Che cosa è la Convergencia?

La Convergencia è un modello innovativo di aggregazione politica per la costituzione di liste per le elezioni locali, introdotto per la prima volta in Spagna e successivamente in Francia.

In Spagna l’esperienza più famosa è quella che diede vita alla lista Barcelona en comù, che vinse le elezioni comunali di Barcellona nel 2015 con sindaco Ada Colau, successivamente rieletta con un secondo mandato che dura fino ad oggi. Nello stesso periodo furono decine le città spagnole che adottarono lo stesso modello per le elezioni comunali, portando molte di esse alla guida di Comuni spagnoli. Recentemente lo stesso modello è stato adottato dalle liste unitarie di sinistra ecologista alle elezioni municipali in Francia.

L’innovazione politica consiste nell’organizzazione di preparazione della convergenza e negli strumenti informatici di “tecnopolitica” adottati per facilitare il processo.

La tecnopolitica ci porta nel modo di fare politica del 21° Secolo, in quanto la piattaforma informatica adottata permette ai cittadini che aderiscono al progetto di determinare direttamente la creazione della lista in modo trasparente e pubblico.

La convergenza sostanzialmente è il processo che porta alla creazione di una aggregazione politica partecipata fondata sul programma comune.

Organizzazione. La convergenza nasce con la costituzione di un comitato promotore. Il comitato ha una caratteristica essenziale, da un indirizzo politico generale alla convergenza – spesso di aggregazione tra forze socialiste, ecologiste e civiche – ma si mantiene neutrale in relazione alle forze politiche e civiche la cui adesione alla convergenza promuove. La neutralità è fondamentale per la riuscita del progetto, in quanto è il comitato a gestire tutto il processo. Per garantire ciò tutti i suoi membri non si candideranno nella lista emergente dalla convergenza.

Il comitato può nascere in modo autonomo oppure dall’appoggio esterno di un nucleo di forze politiche e sociali. Il meccanismo è simile a quello della gestione della campagna referendaria sull’acqua pubblica in cui il comitato promotore era neutrale rispetto ai movimenti politici e sociali i cui attivisti partecipavano alla campagna. In sostanza la campagna avveniva sotto la bandiera del movimento per l’acqua e mai con le bandiere dei gruppi aderenti. Ciò è importante perché nella prima fase non connota il comitato in modo univoco e permette successive adesioni.

Il primo passo è la scelta della piattaforma tecnopolitica. La piattaforma è il centro di tutte le attività dal vivo e online afferenti alla creazione della lista. Le sue funzioni principali sono di facilitare la scrittura di un programma politico partecipato, che avviene per proposte votate sulla piattaforma e successivi emendamenti, anche attraverso l’uso di cellulari. La piattaforma inoltre permette di votare l’adesione alla convergenza di liste di partiti politici, movimenti civici formali ed informali e di votare i candidati sindaco e consiglieri della lista. Inoltre permette di programmare la gestione di tutti gli incontri dal vivo per la presentazione del programma in corso di scrittura e degli incontri dal vivo per le votazioni, oltre che la gestione dei gruppi di attivisti territoriali.

Piattaforma tecnopolitica. Dal 2015 ad oggi sono stati sviluppate diverse piattaforme di tecnopolitica, da non confondersi con la “beffa tecnologica” della piattaforma Rosseau del M5S. Sono tutte piattaforme sviluppate in software libero che garantiscono l’assoluta integrità dei dati e e delle votazioni che viene garantita dall’hosting della piattaforma presso un provider specializzato, in grado di certificare l’autenticità delle transazioni.

Per il modello che noi promuoviamo abbiamo scelto di adottare quella sviluppata a partire dal 2015 dal Comune di Barcellona attraverso fondi europei perché è quella tuttora in corso di sviluppo ed è quella adottata da decine di liste in tutta Europa. La piattaforma si chiama Decidim (www.decidim.org).

L’interfaccia utente ed il manuale di amministrazione sono stati tradotti in italiano dal nostro gruppo di lavoro e sono quindi immediatamente disponibili per una installazione dedicata ad una lista italiana. Gli attivisti del gruppo di lavoro possono fornire inoltre un breve e veloce addestramento all’uso della piattaforma ai membri del comitato promotore della convergenza. Il suo funzionamento viene spiegato in dettaglio in un documento tecnico.

Il secondo passo è la scrittura di un programma di massima, a griglia tematica. Il programma iniziale sarà successivamente emendato dai gruppi locali attraverso incontri con i cittadini e dal gruppi politici e sociali che aderiscono al progetto.

Il terzo passo è la presentazione pubblica del progetto che avviene attraverso il lancio del sito contenente la piattaforma tecnopolitica. Attraverso la piattaforma il gruppo promotore costituisce i gruppi locali, a cui gli attivisti possono iscriversi dalla piattaforma. I gruppi sono il fulcro dell’organizzazione, perché saranno loro a gestire gli incontri dal vivo di presentazione del progetto.

Il quarto passo, dopo una prima fase di formazione degli attivisti, è la disseminazione del programma sul territorio, attraverso i gruppi locali che cominciano ad effettuare incontri dal vivo nella città. Negli incontri viene presentato il programma di massima e vengono invitati i cittadini a presentare proposte ed emendamenti che verranno successivamente registrati sulla piattaforma nel caso di incontri dal vivo. Vengono inoltre registrati alla piattaforma tutti i cittadini interessati fornendo loro un codice univoco di voto.

Nel corso del processo di scrittura del programma possono aderire ulteriori forze politiche e sociali della città, ognuna delle quali inviterà i propri attivisti ad iscriversi alla piattaforma e potrà emendare il programma.

Il quinto passo è la votazione del programma definitivo da parte dei cittadini iscritti sulla piattaforma.

Il sesto passo, una volta completata la scrittura del programma, è la costituzione effettiva della lista elettorale. Nel caso di elezioni comunali di una città metropolitana, andranno scelti i candidati consiglieri comunali, i candidati consiglieri municipali, il candidato sindaco ed i candidati presidenti municipali.

In base ad accordi tra gruppi politici e sociali, ogni gruppo presenterà al voto degli iscritti una lista di candidati nella piattaforma, cosi da effettuare delle elezioni primarie interne digitali che indichino i candidati. Le votazioni potranno avvenire anche via cellulare collegandosi alla piattaforma.

Nel secondo turno la piattaforma potrà anche essere usata per dare agli iscritti il potere di dare l’indicazione di voto ad un candidato sindaco in ballottaggio.

Che cosa è Decidim?

di Marta Almela Salvador, Researcher IN3/ UOC (Internet Interdisciplinari Institute/ Open University of Catalonia) – 22 Gennaio 2020

​Infrastrutture digitali democratiche per la partecipazione dei cittadini: la piattaforma decidim.barcelona

Nel 2016 nasce la piattaforma di democrazia partecipativa decidim.barcelona (in italiano “decidiamo.Barcellona”), dalla mano del giovane governo comunale di Barcellona, orientata non solo a ospitare tutti i processi partecipativi della città, ma anche a costruire una vera democrazia rafforzando i legami politici, l’intelligenza e la volontà collettiva

Lo sviluppo di un processo partecipativo richiede la considerazione di una serie di aspetti:

  • lo scenario politico;
  • la neutralità delle tecnologie;
  • la rappresentatività degli strumenti di partecipazione e il loro impatto sul processo decisionale.

Innanzitutto, la crisi del sistema politico rappresentativo e la sfiducia dei cittadini nei confronti dei governi e del sistema politico tradizionale determina un contesto di partenza non favorevole.In questi ultimi anni sono nate nuove forme di espressione dei movimenti politici e delle iniziative cittadine finalizzate a cercare di costruire una democrazia vera e propria, più partecipativa. Gli Indignados, i partiti assembleari, come Podemos o 5 Stelle in Italia, le liste civiche nate da piattaforme come Barcelona en Comú (BComú) e Ahora Madrid non sono solo movimenti di protesta.Le tecnologie digitali hanno aperto nuove e interessanti opportunità d’innovazione delle forme di partecipazione, ma spesso vengono utilizzate infrastrutture digitali corporative (come Google, Facebook o Twitter) che non garantiscono la piena neutralità. Le piattaforme devono garantire i principi fondamentali della democrazia: una ampia presenza di informazioni, argomenti e posizioni; un collante sociale costituito da esperienze, conoscenze e compiti condivisi; una esposizione a una gamma differenziata di questioni politiche e di principio rilevanti.I canali e le forme di partecipazione tradizionali soffrono da tempo di diverse criticità: i cittadini che partecipano attivamente sono pochi rispetto alla popolazione, prevalgono i portatori di interesse più forti e le associazioni più organizzate. L’asimmetria tra gli attori che partecipano porta alla marginalizzazione delle fasce sociali e di età più deboli.Le differenze di conoscenza tra i cittadini e tra i cittadini e l’apparato amministrativo sugli argomenti in discussione e sul processo decisionale limitano la capacità di incidere. Diverse forme di consultazione elettroniche o tradizionali, quali i referendum, sono limitate dal fatto che, per la loro stessa natura, lasciano ad altri la decisione finale. La deliberazione delle decisioni raramente è basata sulla discussione e sul dibattito e, in generale, questi processi hanno un effetto limitato sulle politiche.In ogni caso la partecipazione digitale non dovrebbe essere un extra della partecipazione tradizionale e ancora meno una forma contenuta di partecipare (attraverso un like o un +1, o partecipando a una raccolta di firme online). La partecipazione digitale deve essere il superamento dei limiti della partecipazione tradizionale, una dimensione partecipativa nella quale intervengono dispositivi che consentono di informarsi, collaborare, discutere, contestare, contribuire a un processo decisionale e, successivamente, di monitorare e certificare.

In questo scenario, nel 2016 nasce la piattaforma di democrazia partecipativa decidim.barcelona (in italiano “decidiamo.Barcellona”), dalla mano del giovane governo comunale di Barcellona, orientata non solo a ospitare tutti i processi partecipativi della città, ma anche a costruire una vera democrazia rafforzando i legami politici, l’intelligenza e la volontà collettiva.Decidim è progettata con criteri di qualità democratica per essere una infrastruttura pubblica-comune, democratica nella sua stessa natura, quindi finanziata pubblicamente, co-progettata con la cittadinanza e governata in modo condiviso.La governance di Decidim, nell’ambito della quale si progettano e sviluppano i miglioramenti del software e i molteplici aspetti del progetto, è organizzata attorno a una comunità (MetaDecidim), dalla quale fanno parte cittadini, associazioni, SMEs e qualsiasi altro tipo di organizzazione interessata.Decidim è realizzata come software libero, sviluppata sul framework Ruby on Rails, e con una licenza GNU Affero General Public License v3.0 che consente di utilizzare, copiare e modificare il codice (disponibile in Github). Inoltre, si utilizzano licenze che garantiscono la collaborazione sia per i contenuti (CreativeCommons By-SA) che per i dati (Open Access Database Licences).Altri principi ai quali si ispira il progetto Decidim, sono:

  • l’’ibridazione tecnopolitica online e offline, in cui le pratiche, gli spazi e i processi digitali e in presenza sono connessi e si alimentano reciprocamente (ad esempio, la piattaforma è utilizzata per gli incontri in presenza);
  • la trasparenza e la tracciabilità (i dettagli dell’attività di partecipazione devono essere assolutamente visibili e tracciabili);
  • la partecipazione aumentata, potenziando la dimensione collettiva e in rete, quindi il dibattito e la deliberazione e l’informazione necessaria per partecipare con conoscenza;
  • l’apertura e accessibilità (garantendo l’accesso a tutti attraverso di programmi di formazione e dell’uso di standard di accessibilità esigenti come WAI);
  • l’empowerment dei cittadini e l’effetto sull’azione amministrativa che è facilitata attraverso le funzionalità di accountability.

Il ventaglio di possibilità partecipative su Decidim è ampio e vario. Dai processi partecipativi (compresi i bilanci partecipativi e i testi partecipati come le proposte di legge), a consultazioni pubbliche e referendum attraverso l’accesso a un sistema di voto elettronico esterno, a iniziative cittadine come l’iniziativa legislativa popolare (consentendo ai cittadini di presentare proposte e di raccogliere firme a sostegno), fino ad Assemblee e Consigli municipali o settoriali (definizione delle caratteristiche degli organi e della loro composizione attraverso i profili di partecipanti, convocazioni, calendario di riunioni geolocalizzate). [1]Dunque, i cittadini possono partecipare e interagire in questi spazi utilizzando le funzionalità della piattaforma: fare proposte e dare un parere (voto), commentare e deliberare, monitorare le interazioni, le azioni e i risultati, partecipare a sondaggi, sessioni in e dibattiti aperti con funzionari eletti, esaminare la documentazione prodotta.Una caratteristica importante di Decidim è che permette di gestire tutti i processi partecipativi del comune in una unica piattaforma, in una modalità̀ omogenea che rende più facile la partecipazione. Peraltro, è multi-tenant, per cui una singola istanza del software su un server può essere utilizzata da più di una organizzazione (tenant), con una configurazione specifica per ciascuna delle istanze.Oggi Decidim, oltre che da Barcellona, è utilizzata da altre 9 città Spagnole ed è in fase di test in altre amministrazioni come la Diputació de Barcelona, la Generalitat de Catalunya, la Commission nationale du débat public (CNDP) e il comune di Helsinki. A Barcellona ci sono 27.010 persone registrate, sono stati aperti 14 processi partecipativi e un’iniziativa cittadina e sono state presentate complessivamente 11.965 proposte, di cui più del 70% sono state adottate come politica pubblica dal comune, il cui controllo e monitoraggio è attivo e trasparente.

https://marcogiustini.home.blog/decidim-2/

Il Progetto Faz al convegno Fearless Cities a Napoli, 15/16/17 Marzo 2019

Sebbene il progetto sia ormai inattivo da tempo, abbiamo deciso di partecipare al convegno organizzato da Fearless Cities a Napoli dal 15 al 17 marzo 2019, presentando il progetto Faz, che ha molti punti in comune con l’idea che anima l’organizzazione. Parteciperemo ai dibattiti dei workshop tematici e all’assemblea generale, portando avanti l’idea di costruire nuove municipalità fondate su una moneta deperibile e sul Reddito di Cittadinanza Universale, che è possibile realizzare solo con una moneta a tasso negativo. Per andare sul sito del Convegno cliccate qui.

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Dare voce al popolo senza essere populisti si può. Intervista a Francesca Bria, CTO di Barcellona Smart City

di Laura Traldi, Design at Large – 13 Agosto 2018

«Il controllo su dati, intelligenza artificiale e infrastrutture digitali determinerà la natura delle istituzioni del futuro. Per mantenere il modello sociale europeo e difendere valori e diritti, i cittadini devono tenere le redini della tecnologia». La Smart City secondo Francesca Bria, Chief Technology Officer di Barcellona

Prima di parlare con Francesca Bria si potrebbe pensare che Barcelona sia una Smart City in virtù dei servizi high tech che già sono attivi nella città catalana. Come i tunnel che risucchiano la spazzatura taggata grazie al vuoto pneumatico, recapitandola in discarica. Le App che trovano il parcheggio e l’ecosistema di 400 startup, incubators e FabLab. Le infrastrutture digitali: 300 ricariche per auto elettriche, 500 km di fibra ottica, 1123 punti WiFi. Oppure per i 5 nodi per il test 5G, che coprirà il 20% del territorio entro il 2020.

Invece, spiega Francesca Bria, Chief Technology Officer del Comune e a capo di Barcellona Smart City, quello che rende la città catalana una città digitale all’avanguardia al mondo è invisibile. «È la sovranità tecnologica dei cittadini», dice.

Cos’è la sovranità tecnologica dei cittadini?

Francesca Bria: «È la determinazione di mettere le politiche urbane e le grandi sfide della città prima della tecnologia. Perché la Smart City come è concepita oggi (un concetto di marketing inventato dai technology vendors che forniscono i servizi) non funziona.

E se ne sono accorti in tanti. Coordino una rete di Chief Innovation and Technology Officers in tutto il mondo e vedo che altre città ci vogliono seguire. Già Amsterdam, Berlino, New York si ispirano al modello di democratizzazione di Barcellona. Perché se la Smart City non parte da uno scopo sociale chiaro, non è che una marea di sensori e dashboard. Costosissimi, che non dialogano tra loro, che offrono servizi la cui utilità è dubbia. Ma il problema più grosso della Smart City come è intesa oggi è un altro…»

Quale?

«La Smart City guidata dal marketing non produce un modello economico sostenibile per le città. Perché sono le imprese a gestire l’asset fondamentale dei dati. Oggi i dati sono come una meta utility, un’infrastruttura pubblica come la strada, l’aria, l’acqua e l’energia. E su questi dati viaggiano i servizi smart che potrebbero favorire l’economia locale.

«Essere Smart Citizen vuol dire avere la consapevolezza che il controllo su dati, l’AI e le infrastrutture determinerà la natura delle istituzioni del futuro»

Come un Uber europeo, gestito pubblicamente e in collaborazione tra città. Una piattaforma che permetta l’accesso a piccole imprese locali o cooperative e la libera competizione offrendo loro l’uso dei dati per costruire le proprie app. Invece ora c’è una grossa impresa che arriva e vince su tutti perché ha questo patrimonio digitale e di conseguenza la pittaforma più intelligente. E fa fuori taxi e cooperative».

«Non è un guardare indietro o una chiusura. Ma a Barcelona Smart City riflettiamo su come dati e tecnologia possano implementare modelli che tengano presenti i diritti dei lavoratori. Che impediscano la monopolizzazione del mercato. E che costringano le imprese a pagare le tasse».

Qual è allora il modello Barcelona Smart City a cui si ispirano le altre città?

«Nella nostra visione, la Smart City sono servizi che rispondono alle necessità reali della città che i cittadini stessi hanno contribuito a definire attraverso gli strumento di democrazia partecipativa. Servizi che la città stessa sviluppa, usando i dati che i cittadini hanno deciso spontaneamente di donarle».

Plaza Catalunya | energy efficient traffic lights

Prima il cosa e poi il come, quindi…

«Esattamente. Per Barcelona Smart City, i cittadini hanno deciso che le priorità sono l’edilizia residenziale popolare, la mobilità sostenibile, l’aumento degli spazi pubblici e verdi, la transizione energetica verso le rinnovabili, l’acqua come bene comune. E solo una volta stabiliti gli obiettivi ci siamo posti la domanda: come può aiutarci la tecnologia? E come possiamo governarla invece di esserne governati? Dare sovranità tecnologica ai cittadini significa farli diventare i co-ideatori e i proprietari dei servizi. Che ovviamente sono disegnati per dialogare tra loro».

Democrazia partecipativa significa dare la parola ai cittadini su questioni spesso complesse. Il mondo si divide tra chi pensa sia una buona idea e chi invece la ritiene pessima…

«È un’idea pessima se si pensa a una Facebook democracy: un luogo in cui ognuno dice la sua senza un vero scambio di informazioni né un dialogo costruttivo. È invece una buona idea se fa parte di un progetto più ampio, che parte dalla volontà politica di riavvicinare cittadini e istituzioni. Favorendo la partecipazione informata, la trasparenza, lo scambio di idee, la creazione di un’intelligenza collettiva. A Barcellona abbiamo una piattaforma per la democrazia partecipativa, che si chiama Decidim, dalla quale sono nate o si sono sviluppate il 70% delle azioni di governo. Ma non è una democrazia solo online. Esiste anche un dipartimento multi-disciplinare comunale che si occupa di formare e informare i cittadini, organizzando corsi gratuiti, eventi aperti, assemblee di quartiere. Perché una Smart City non può esistere senza Smart Citizens».

Come funziona Decidim?

«È una piattaforma in software libero e gestita da una comunità.

Un’assemblea di quartiere legata alla piattaforma per la democrazia partecipativa Decidim Leggi qui come funziona Decidim.

«Ha una grafica “da App” e un’interfaccia facile da usare. Su Decidim, Comune, cittadini e associazioni pubblicano progetti e proposte. E poi possono seguirli, argomentarli, collegarli a contenuti rilevanti, controllarne l’implementazione, reagire. Decidim è una piattaforma nata per far crescere informazione e dialogo. Dal piano regolatore, al budget, dalle questioni sociali ai percorsi dei bus: tutto viene discusso su Decidim. Ma per votare o prendere posizione sulle questioni bisogna partecipare e informarsi.. E, ovviamente, lo stesso processo avviene anche offline, nelle assemblee di quartiere, nelle riunioni di associazione etc».

Abbiamo qualcosa di simile in Italia, con la Rousseau del M5S?

«Tra la Rousseau e Decidim ci sono somiglianze ma anche grandi differenze. Quella più fondamentale è che Decidim è costruita con un software libero e non di proprietà di un’azienda. E quindi è totalmente trasparente (e chi ci lavora deve attenersi a un Codice Etico definito dalla municipalità). Inoltre Decidim appartiene alla gente, non a un partito politico o a una srl. In ultimo, la sua architettura è scalabile, configurabile e integrabile su altri strumenti e app senza però che alcuna manipolazione di dati, né algoritmica, sia possibile. Non sono dettagli. La questione tecnologica è fondamentale quando si parla di sovranità dei cittadini. E la prima domanda da porsi è: come sono costruite le piattaforme? Se sono di proprietà di qualcuno e non della collettività c’è qualcosa che non va. E la seconda: chi raccoglie e governa i nostri dati…».

Su questo tema della raccolta e del governo dei dati state lavorando con il Data Commons…

«È il progetto più importante che stiamo portando avanti a Barcellona. Un sistema di licenze che permette ai cittadini, quando usano qualsiasi tipo di app, di controllare a chi e in che modo fornire i propri dati. Un esempio di realizzazione pratica è quella che stiamo portando avanti ad Amsterdam all’interno del progetto europeo DECODE.

«I cittadini devono essere coscienti del fatto che per mantenere il modello sociale europeo, per difendere valori e diritti acquisiti, dobbiamo tenere le redini della tecnologia»

Si tratta di un registro digitale attraverso cui Airbnb deve per forza passare quando registra una proprietà. Così da un lato la città può valutare il numero dei giorni di affitto e la legalità della relazione ed evitare che i real estate usino la piattaforma che far alzare i prezzi. E dall’altro crea un’intelligenza collettiva di dati che le permetteranno di creare piattaforme pubbliche con regole chiare. Per favorire il lavoro dei cittadino e sviluppino un eco-sistema locale.

Per Barcelona Smart City, per esempio, dove abbiamo supportato startup e fablab che ora ci aiutano nello sviluppo dei servizi digitali, abbiamo già ottenuto bei risultati. Nel sistema di irrigazione per esempio. Abbiamo realizzato sensori che attivano gli impianti dove e quando serve (e il risultato sono 500 milioni di euro l’anno risparmiati e parchi più curati). E sulla produzione di energie rinnovabili. In alcune abitazioni popolari sono distribuite a prezzo di costo e nella quantità necessaria, grazie a rilevatori ambientali (con un abbattimento del 50% delle emissioni di CO2)».

Come si educano i cittadini alla cultura digitale? E cos’è uno Smart Citizen?

«Teniamo corsi pubblici gratuiti: nelle scuole, nei centri sociali, alla Media TIV del quartiere-lab @22. E i FabLab pubblici e alla MediaTIE degli smart citizens».

Sensore realizzato dal FabLab di Barcellona per misurare l’inquinamento acustico nelle abitazioni

«Abbiamo numerose iniziative che promuovono la Privacy Awareness. Non tutti devono diventare esperti, ovviamente. Ma essere Smart Citizen vuol dire avere la consapevolezza che il controllo su dati, l’AI e le infrastrutture determinerà la natura delle istituzioni del futuro. Come ha ampiamente dimostrato il caso di FB e Cambridge Analytica. I cittadini devono essere coscienti del fatto che per mantenere il modello sociale europeo, per difendere valori e diritti acquisiti, dobbiamo tenere le redini della tecnologia. Le città sono luoghi-pilota perfetti per costruire un’alternativa e si stanno mettendo in rete. E la loro voce si farà sentire…»

Centri sociali e sindacalismo: la potenza collettiva

di Beatriz García, La Villana de Vallekas/Fundación de los Comunes, Diagonal 15/01/2017  (Traduzione di Nadia De Mond, Communianet)

Alla Villana de Vallekas, a Madrid, abbiamo l’abitudine di raccontare/ci la nostra storia per non dimenticare quello che abbiamo imparato e perché le persone nuove sappiano che la nostra lotta viene da lontano ed è stata fatta molte volte da sconosciuti. Anche per provare che il capitalismo ci sta col fiato sul collo e per non essere tristi quando anche se vinciamo sembra che abbiamo perso; o quando ci cambiano le domande. E per saper distinguere le tendenze lunghe da quelle brevi, per apprezzare il nuovo che nasce e il fondamentale che permane, e inventare spazi e strumenti che ci consentono di rafforzarlo/ci.

Questo è un riassunto delle ipotesi che abbiamo tra le mani, ma che si basa su esperienze e riflessioni che vengono da lontano, dagli ultimi 15 anni, e che si sono costruite collettivamente. Nuove ipotesi che si porranno in pratica solo se vengono elaborate insieme.

Sindacalismo sociale nel cuore dei centri sociali

Negli ultimi tempi si è parlato molto della necessità di nuovi partiti che entrino nelle istituzioni per restituirle alla cittadinanza. Però poca gente si è soffermata sulla necessità di ripensare i sindacati, nonostante l’urgente bisogno che abbiamo di strutture di difesa e di attacco collettive. I sindacati concertativi non si pongono minimamente la questione di una loro trasformazione interna; i sindacati alternativi continuano a uscire dai luoghi di lavoro. Però pare che la crisi non finirà presto e che la precarietà e la disoccupazione continueranno ad aumentare; “la fine del lavoro” è qualcosa che ormai annunciano persino i capitalisti.

Negli ultimi anni si sono sviluppate iniziative che possono servirci per immaginare i sindacati del futuro. Sono gruppi basati sul mutuo soccorso, che affrontano problemi propri, però si collocano dentro il quadro di una lotta più ampia, che utilizza l’azione diretta e la battaglia legale. Sono come sindacati ma nell’ambito della casa, della salute o dei servizi di cura. Assomigliano di più ai sindacati dell’inizio 900 che a quelli attuali: i primi hanno messo in piedi cooperative per la casa, spacci, scuole popolari, casse di resistenza, mutue di ogni tipo. Questo tipo di sindacalismo, per differenziarlo da quello esistente, viene chiamato “sindacalismo sociale”. Queste iniziative, oltre ad esercitare diritti e lottare per essi, sono luoghi di politicizzazione e di presa di coscienza per i suoi membri, che creano vincoli che vanno oltre l’oggetto della lotta e che creano comunità di appoggio e di scambio: la base materiale e affettiva per continuare a lottare.

La Villana de Vallekas, in questo senso, può già essere pensata come un sindacato. Ci associamo per lottare e per uscire dalla precarietà; abbiamo una gamba “casa” e un’altra “sanità”, uno spaccio, una cassa di resistenza, attività ludiche e di formazione; e abbiamo una “casa del popolo” finanziata dai soci. Ma le varie gambe non sono integrate né si mostrano come parte di un unico progetto. Potremmo allargare l’ipotesi dei “Laboratori dei diritti sociali” di cui facciamo parte e chiamarci direttamente “Sindacato La Villana”? Potremmo federarci con altri per avere più impatto?
Creare un sindacato in rete con altri sarebbe una possibilità. Chiamateci “rete di sindacati di precari, autonomi e disoccupati”, le figure più comuni nel futuro con cui vogliamo lottare. O ruotare intorno ad altre figure meno imperniate sul lavoro come cittadini insolventi, inquilini e dediti al servizio di cura. Ci sarebbero sindacati di tutti i tipi, perché di tanti tipi sono le ingiustizie che combattiamo, nel posto di lavoro come in banca, nella borsa come di fronte alla burocrazia. Le sue sedi starebbero nei centri sociali e così come oggi c’è “stop-sgomberi” ci sarebbe “stop-licenziamenti” e “stop-deportazione”. Una rete di sindacati territorializzati che lottano a partire da conflitti quotidiani su vari terreni, componendo comunità mobilitate oltre la questione del lavoro.
Anche se ogni sindacato sarebbe specifico, ci unirebbero domande universali e rivoluzionarie, nel senso che non si punterebbe a migliorare l’esistente ma a essere la base di trasformazioni profonde del sistema. Rimanere intrappolati nel proprio settore e nelle rivendicazioni corporative è risultato mortale per i sindacati attuali; questo ha impedito loro di approvare la chiusura della propria impresa o la fine del proprio settore, anche quando erano dannosi per il bene generale. Le Maree sono state un esempio illuminante in questo senso. Ci vuole il sostegno a un bene comune, non solo dei posti di lavoro.

Queste domande universali si porrebbero inoltre al resto della società e costruirebbero l’immaginario di una possibile società futura organizzata su altri principi; formerebbero anche la base di legittimità e di generazione di empatia verso la rete di sindacati, per esempio: per lavoro uguale, salario uguale; distribuzione della ricchezza attraverso la distribuzione del lavoro e del reddito per lavori sociali (“progetti remunerati”, legati agli studi, alla cura e ad altri servizi sociali, ad attività culturali o relativi alla difesa dell’ambiente o a imprese produttive); difesa dei servizi pubblici universali ampliati (alla casa, al diritto alla cura, a curare e a non curare); imposte alle finanze e aumento delle imposte alle grandi imprese e fortune; abolizione dei debiti odiosi ecc.
Bisognerebbe reinventare gli strumenti di lotta. Abbiamo i dispositivi del sindacalismo sociale, che sono strumenti di difesa (mutuo soccorso e accesso alla casa, alimentazione, cassa di resistenza, tempo libero…) e di attacco (segnalazioni, occupazioni, blocchi…). Per le rivendicazioni universali e per il sostegno alle lotte di altri sindacati della rete bisognerebbe continuare a pensare i nostri “scioperi”, come quelli di precari e insolventi, addetti ai servizi di cura e senza documenti. Sciopero sociale? Sciopero metropolitano? Se i sindacati di questa rete si mobilitassero contemporaneamente, potremmo mettere in campo questi nuovi scioperi multisettoriali, multiterritoriali, a diversi livelli: occupare succursali e contemporaneamente centri di salute e supermercati; bloccare strade e reti, inventare azioni per un conflitto concreto funzionale ad una lotta a livello nazionale. L’integrazione (o la distruzione) dei sindacati di fabbrica a favore delle grandi confederazioni all’epoca della Transizione [postfranchista ndt] fu una ragione importante della perdita della loro capacità di lotta; gli scioperi a catena in appoggio o in solidarietà con altre fabbriche hanno dato inizio alle lotte più potenti. Non dimentichiamolo.

Piccoli sindacati radicati (con una base materiale e comunitaria che consenta loro di sopravvivere) e federati (per l’appoggio mutuo e le rivendicazioni generali) possono avere più capacità di azione delle strutture burocratizzate e centrate sul lavoro/salario. Perché non lottiamo per “più e migliori posti di lavoro”; affinché un lavoro scarso e precario non determini le nostre possibilità di vita, dobbiamo lottare per la vita buona nella sua totalità.
Dove cominciare? Le iniziative che affrontano in forma sindacale vari conflitti già esistono, potranno federarsi e chiamarsi rete di sindacati. Ognuno a modo suo, con composizioni diverse, con vita di differente durata. Riconoscersi e darsi obiettivi comuni. Potremmo guadagnare in potenza e in visibilità. E aprire un nuovo immaginario di ciò che è e ciò che può un sindacato a partire dai centri sociali e dalle pratiche di mutuo soccorso. Continuiamo a discutere e a costruire esperienze; solo ciò che immaginiamo e sperimentiamo insieme arriverà ad essere realtà. Il Mak2 è un momento imprescindibile in questo senso. Questa rete non esisterà domani stesso. Però può darsi che esisterà prima di quando potremo vedere con i nostri occhi un partito realmente democratico.

Fonte: https://www.diagonalperiodico.net/blogs/funda/centros-sociales-y-sindicalismo-la-potencia-colectiva.html

La storia di Ahora Madrid

di Stacco Troncoso, Commons Transition 21/12/2016

(Traduzione di Marco Giustini)

Come si fa a vincere le elezioni? Secondo Miguel Arana e Victoria Anderica di Ahora Madrid, la chiave è di prenderla sul serio, con vera apertura e partecipazione. Non funzionerà se quegli ideali rimarranno solo parole e verranno abbandonati in seguito. Non si può fingere.

Quest’anno abbiamo parlato della sollevazione municipalista a Barcellona e,  più recentemente, a La Coruña ed a Valencia . Ma per quanto riguarda Madrid, la capitale dello stato di Spagna e roccaforte conservatrice per due decenni? Come ha fatto un manipolo di attivisti del 15M (NdT Movimento degli Indignados) a formare una coalizione elettorale che, dopo un ritardo nei sondaggi, alla fine ha avuto una importante vittoria? Una vittoria che spezza la cronica narrazione neoliberista e forgia un percorso alternativo che ha poca somiglianza con le Brexit, i Trump, a tutto ciò che siamo stati condizionati a sopportare, se non ad aspettarci.

In queste piattaforme elettorali guidate dalla società civile vediamo riflettersi chiaramente le logiche umane dell’interconnessione tra Peer-to-Peer e Commons. Contro ogni previsione, esse hanno ribaltato la struttura di potere e sfidato il clichè dell’estabilishment. Ma si tratta solo di prendere il potere o di cambiarne radicalmente la forma? Cosa succede quando un individuo che lavora per il cambiamento dall’interno, si trova a prendere il potere – come ti cambia la vita? Hai la sensazione di essere assorbito dal sistema o riesci ad hackerarlo dall’interno?

Con queste e altre domande in mente,  ho fatto visita al Dipartimento per la partecipazione dei cittadini, la trasparenza ed il governo aperto presso il Consiglio comunale di Madrid  e mi sono seduto insieme a Victoria Anderica , responsabile del settore Trasparenza e Miguel Arana , responsabile del settore Partecipazione dei cittadini. Il loro ufficio condiviso è spazioso e luminoso, qualcosa di non scontato in un edificio istituzionale senza sorprese. Come amuleti di protezione contro la generale terribile estetica, hanno appeso ai muri manifesti di protesta 15M e cartoni animati di Ahora Madrid. Alcuni opuscoli sulla assistenza sanitaria gratuita per gli immigrati senza documenti e dei rifugiati sono sparsi sulle scrivanie. Si legge “Sì, Madrid ha cura di voi”.

 

Tra le altre cose, Victoria e Miguel hanno parlato della partecipazione dei cittadini, della trasparenza, dei Commons, del bilancio partecipativo da 60 milioni di euro, dell’equivoco persistente che Podemos sia uguale ad Ahora Madrid o Barcellona en Comú, di come portare “logiche open source” nel governo della città, e delle difficoltà ad entrare nelle istituzioni per coloro che sono abituati a spazi assembleari basati sul metodo del consenso. Anche se registrate separatamente, abbiamo modificato le due interviste per realizzare un unico articolo che le contenesse entrambi. Speriamo che nel fare questo, le risposte alle domande che abbiamo fatto sia a Victoria che a Miguel, restituiscano un quadro più completo delle loro esperienze a livello di esponenti comunali che a livello personale.

Stacco Troncoso: Ci sono stati alcuni incontri di due anni fa, in un centro ben sanno Madrid tozzo / sociale chiamato Patio Maravillas, tra gli altri luoghi, dove le persone hanno fatto una dichiarazione: “Stiamo andando a prendere il potere”. E ‘stato Ganemos. Erano chiamati pazzi, ma un anno dopo, si presero il potere. Mi piacerebbe sentire la vostra considerazione di questi ultimi due anni – prima, il passaggio da Ganemos Madrid a Ahora Madrid, e poi la seconda, l’anno dopo le elezioni.

http://commonstransition.org/this-is-how-people-power-wins-an-election-the-story-of-ahora-madrid/

Barcelona en comù, la Guida

“Viviamo in tempi straordinari che richiedono soluzioni coraggiose e creative. Se riusciremo a immaginare una città diversa, potremo trasformarla.” Ada Colau

COME RICONQUISTARE LA CITTÀ IN COMUNE: GUIDA PER COSTRUIRE UNA PIATTAFORMA COMUNALE DEI CITTADINI

E’ stato possibile redigere questa guida grazie al Comitato Internazionale di Barcelona en Comú
Twitter: @BComuGlobal
Contatto e-mail: global@bcnencomu.cat
Barcellona. Marzo 2016
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Fotografie: Marc Lozano

INDICE

  • INTRODUZIONE
  • PERCHÉ UNA PIATTAFORMA COMUNALE?
  • COME SI COSTRUISCE UNA PIATTAFORMA DEI CITTADINI VINCENTE?
  • FASE A: PRIMA DEL LANCIO PUBBLICO
  • FASE B: DAL LANCIO ALLA CAMPAGNA ELETTORALE
  • CROWDSOURCING DI UN CODICE ETICO
  • FINANZIAMENTO
  • ELABORAZIONE DI UN PROGRAMMA ELETTORALE “IN COMUNE”
  • COSTRUZIONE DI UNA CANDIDATURA ELETTORALE
  • STRUTTURA DI BARCELONA EN COMÚ DURANTE LA FASE B

 

INTRODUZIONE

Fin dall’inizio, quelli di noi che hanno partecipato a Barcelona En Comú erano certi che la ribellione democratica a Barcellona non sarebbe stato solo un fenomeno locale. Vogliamo che Barcellona inneschi una rivoluzione di cittadini in Catalogna, in Spagna, nell’Europa meridionale e oltre.

Sappiamo che esistono in altre città molte iniziative simili alla nostra che hanno lo scopo di spezzare dal basso l’attuale regime politico ed economico. Ogni città dovrà trovare la propria strada, che intraprenda la via elettorale o meno. Tuttavia, avendo vinto le elezioni a Barcellona, ​​siamo entusiasti di pubblicare questa guida alla filosofia e all’organizzazione di Barcelona En Comú dal nostro lancio all’ingresso nel governo. Ci auguriamo che possa essere utile per la costruzione di piattaforme di cittadini il cui scopo sia di vincere le elezioni locali in tutto il mondo.

PERCHÉ UNA PIATTAFORMA COMUNALE?

Barcelona En Comú non è nata dal nulla. Negli anni prima della sua creazione, in un contesto di crisi economica e politica in cui le istituzioni politiche tradizionali non rispondevano ai bisogni della gente, in città si è mobilitato un gran numero di movimenti di cittadini e ha dimostrato il potere di proporre e di mettere in atto soluzioni che hanno i cittadini organizzati.

  • Abbiamo conquistato i social network,
  • Abbiamo conquistato le strade ed
  • Abbiamo conquistato le piazze

Ma abbiamo riscontrato che le istituzioni stavano bloccando dall’alto quel cambiamento. Non potevamo permetterlo. Pertanto, abbiamo deciso che era arrivato il momento di riprenderci le istituzioni e metterle al servizio del bene comune. Abbiamo deciso di riconquistare la città.

Tuttavia, abbiamo riscontrato che le istituzioni stavano bloccando il cambiamento dall’alto. Non potevamo permetterlo. Così, abbiamo deciso che era arrivato il momento di riprenderci le istituzioni e metterle al servizio del bene comune. Abbiamo deciso di riconquistare la città. Per noi, “riconquistare la città” significa molto di più che vincere le elezioni locali. Significa mettere in atto un nuovo modello di governo locale, trasparente e partecipativo, ossia controllato dai cittadini. Significa anche attuare politiche eque, redistributive e sostenibili per reagire alla crisi economica e politica.

La nostra strategia è stata quella di iniziare dal basso, da quello che conosciamo meglio: le nostre strade, i nostri quartieri. La vicinanza dei governi municipali alla popolazione li rende il veicolo migliore che abbiamo per trasferire il cambiamento dalle strade alle istituzioni. Le città sono sempre state un luogo di incontro, di scambio di idee, di innovazione e, se necessario, di rivoluzione.

La democrazia è nata nelle città e sarà da lì che potremo iniziare a recuperarla.

Per ulteriori informazioni sul nuovo municipalismo in Spagna, cliccare qui.

Abbiamo conquistato i social network: http://peoplewitness.net/twitter-for-activists- how-to-achieve-a-successful-social-networks-campaign

Abbiamo conquistato le strade: http://howtocamp.takethesquare.net/2012/09/05/quick-guide-for-a-revolution-english/

Abbiamo conquistato le piazze: http://takethesquare.net/wp-content/uploads/2011/07/round_up_all_languages.pdf

Nuovo municipalismo in Spagna: http://municipalrecipes.cc/

COME SI COSTRUISCE UNA PIATTAFORMA DEI CITTADINI VINCENTE?

FASE A: PRIMA DEL LANCIO PUBBLICO

DECIDERE DI RICONQUISTARE LA CITTÀ E PRESENTARE L’INIZIATIVA AI CITTADINI

Il primo passo è quello di riunire un gruppo di uomini e donne che vogliono creare una piattaforma di cittadini per formare una candidatura vincente per le elezioni locali. Ciascuna piattaforma dovrebbe emergere dalla realtà sociale della città, essere guidata dai cittadini, fare affidamento sul sostegno più ampio possibile e non essere guidata da nessun partito politico. È essenziale che ci sia, fin dall’inizio, un equilibrio di genere in tutti gli ambiti di attività. Una rivoluzione che non è femminista non è degna di questo nome.

Ci dovrebbe essere una sola piattaforma di cittadini in ogni città. Se si lancia più di una candidatura comunale di cittadini, tutte le persone coinvolte dovrebbero fare ogni sforzo possibile per farle convergere su obiettivi e proposte concrete e far sì che collaborino, piuttosto che competere nelle elezioni comunali.

A Barcellona, ​​questo gruppo ha nominato un certo numero di portavoce uomini e donne (alcuni dei quali disposti a presentarsi come candidati) per presentare la piattaforma alla cittadinanza e ai media nei mesi iniziali. I portavoce hanno presentato il progetto a un evento pubblico aperto, invitando i cittadini e le forze politiche affini a partecipare e a farlo proprio. La presentazione ha riguardato inoltre la pubblicazione di un manifesto con la diagnosi del ​​contesto economico, politico e sociale della città e un testo di Principi e Impegni che riassumeva i principali obiettivi della piattaforma.

Il video della presentazione è visibile qui.

Manifesto: https://guanyembarcelona.cat/lets-win-Barcelona/

Principi e Impegni: https://guanyembarcelona.cat/es/compromisos/ Video della presentazione: https://www.youtube.com/watch?v=xCLxp3IHZTg

FASE B: DAL LANCIO ALLA CAMPAGNA ELETTORALE

OTTENERE IL CONSENSO DELLA POPOLAZIONE

Il passo successivo è quello di raccogliere un certo numero di firme di sostegno (a Barcellona, ​​una città di 1,6 milioni di abitanti, il nostro obiettivo era quello di raccoglierne 30.000 da giugno ad agosto 2014), e presentare il progetto in incontri pubblici in diversi quartieri in tutta la città. L’obiettivo degli incontri pubblici è sia parlare del progetto sia prendere nota delle preoccupazioni e delle proposte dei residenti della città. È essenziale, per iniziare in questo modo, dimostrare che vi sono altri modi di fare politica – ascoltando, partecipando, collaborando – fin dall’inizio.

Video sulle riunioni di quartiere: https://www.youtube.com/watch?v=sTWt2ipXKOY

CROWDSOURCING DI UN CODICE ETICO

Una piattaforma di cittadini non mira soltanto a cambiare le politiche locali. Mira anche a cambiare le regole del gioco e a creare nuovi modi di fare politica. Un modo fondamentale per raggiungere questo obiettivo è elaborare, discutere e approvare un codice etico pubblicamente e in modo trasparente.

Il codice etico è un documento che definisce le pratiche che coloro, che occupano posizioni pubbliche per elezione o nomina, dovrebbero mettere in atto per assicurare una amministrazione responsabile che rimanga in contatto con la vita reale.

|||UNTRANSLATED_CONTENT_START|||out in order to ensure a responsible administration that remains in touch with real life.|||UNTRANSLATED_CONTENT_END|||

Essa pone dei limiti agli stipendi e alle spese, assicurando che chiunque possa impegnarsi in politica ma, contemporaneamente, pone fine ai privilegi che hanno portato i rappresentanti politici a perdere di vista i cittadini comuni. Il codice etico dovrebbe includere meccanismi di trasparenza finanziaria efficiente e di affidabilità, nonché meccanismi per coinvolgere i cittadini nella vita pubblica.

Il codice etico di Barcelona En Comú è stato redatto sulla base dell’attività precedente delle forze politiche coinvolte nel progetto, di una giornata di dibattito di persona e dell’approvazione attraverso una piattaforma online.

Leggete il codice etico di Barcelona En Comú.

|||UNTRANSLATED_CONTENT_START|||Video about the neighbourhood meetings: https://www.youtube.com/watch?v=sTWt2ipXKOY|||UNTRANSLATED_CONTENT_END|||

Processo per la redazione del codice etico: http://www.eldiario.es/catalunya/Guanyem-ICV-EUiA-Podemos-Procés-Constituent_0_328267839.html Codice etico di Barcelona En Comú: https://guanyembarcelona.cat/es/codigo-etico-gobernar-obedeciendo/

FINANZIAMENTO

Come piattaforma abbiamo una politica di trasparenza e di contabilità chiara e rendiamo pubbliche entrate ed uscite. Ci impegniamo a non contrarre prestiti bancari e a basare il nostro sostegno su prestiti e donazioni di singoli individui.

ELABORAZIONE DI UN PROGRAMMA ELETTORALE “IN COMUNE”

Il processo collettivo di preparazione del nostro programma elettorale è iniziato nell’estate del 2014, quando i vari quartieri e gruppi politici di Barcelona En Comú (aperti chiunque volesse partecipare) hanno eseguito le diagnosi delle proprie aree, approfondendo le direzioni espresse nel manifesto generale.

Grazie al lavoro di quei primi mesi, alla fine del 2014 i gruppi dedicati alle politiche hanno elaborato dei documenti di riferimento. Tali documenti hanno costituito la base dei numerosi processi partecipativi utilizzati per redigere il programma elettorale.

Le proposte iniziali generate da quell’attività sono state sottoposte a due fasi di dibattito pubblico, aperto, di persona, online e di feedback. La prima fase ha consentito l’apporto di contributi alle proposte iniziali e la seconda ha permesso ai partecipanti di indicare le priorità per l’elenco definitivo delle misure di politica.

Questi processi hanno prodotto:

  • Un mandato dei cittadini composto da 40 misure, nell’ordine di priorità attribuita dai cittadini, che hanno formato il nucleo del programma elettorale Barcelona En Comú.

  • Un insieme di richieste dei cittadini per ogni quartiere e circoscrizione della città.

  • Proposte di politiche per tutta la città su temi diversi.

I gruppi politici del Barcellona En Comú hanno portato avanti le attività di raccolta, sintesi, sviluppo e valutazione della fattibilità di tutte le proposte avanzate.

Il nostro programma “in comune” è un documento che ha lo scopo di arricchire il dialogo con i cittadini. Non si tratta di una serie di promesse elettorali, piuttosto, è un fermo

impegno che guiderà tutto il nostro lavoro nel Comune. Questo è essenziale per far sì che i cittadini possano essere coinvolti di nuovo con entusiasmo nella vita politica. Per questo motivo il nostro programma include meccanismi di attuazione e di responsabilità.

Diagramma del processo di sviluppo del programma Barcelona en Comú

Programma Barcellona En Comú: https://barcelonaencomu.cat/es/programa⇥7

COSTRUIRE UNA CANDIDATURA ELETTORALE

Barcelona En Comú non è una coalizione o una zuppa alfabetica di sigle di partito. Abbiamo evitato logiche di partito tradizionali e costruito un nuovo spazio che, rispettando l’identità di tutte le persone coinvolte, va oltre la somma delle sue parti, ed è aperto a persone che non hanno mai partecipato precedentemente alla politica elettorale.

Una parte del DNA di una piattaforma per i cittadini è che le persone partecipano come individui. Non ci sono quote per i gruppi politici coinvolti. Questa è ciò che chiamiamo ‘confluenza’. E ‘una filosofia di collaborazione sulla base di priorità condivise e obiettivi concreti, non di mercanteggiamenti tra le parti. Richiede flessibilità e generosità da tutte le parti, e per tutti di contribuire con i loro punti di forza e risorse uniche per un progetto condiviso da tutti.

Nel redigere la lista elettorale Barcellona En Comú, abbiamo preso in considerazione l’equilibrio tra le forze politiche e gli attivisti e la parità di genere. La lista finale era composta da entrambi i gruppi politici che erano già stati eletti dal CE a Barcellona e quelle che non lo erano.

Guanyem Barcellona: driver originali del progetto, formato da tanti attivisti provenienti da movimenti sociali

ICV-EUiA: partito con consiglieri al Comune di Barcellona

Podemos: nuovo partito senza rappresentanza nel Comune di Barcellona

Procés Costituent: movimento sociale catalano senza rappresentanza nel Comune di Barcellona

Equo: partito ambientalista senza rappresentanza nel Comune di Barcellona

Per avere più informazioni sui rappresentanti eletti di Barcellona En Comú: clicca qui.

STRUTTURA DI BARCELONA EN COMÚ DURANTE LA FASE B

Una rivoluzione democratica è impossibile senza la partecipazione attiva dei cittadini e delle proposte disegnate collettivamente. La struttura organizzativa in ogni città varia a seconda del contesto, ma deve sempre essere orizzontale e trasparente, e ci devono essere meccanismi chiari per permettere alle persone che vogliono aderire al progetto di partecipare.

Cerchiamo di trovare un equilibrio tra orizzontalità ed efficacia, pur mantenendo un fermo impegno per la democrazia interna e la parità di genere. Questo compromesso implica far sì che ognuno si senta a suo agio nel dibattito e negli spazi per il processo decisionale, che le persone possano combinare la loro attività sulla piattaforma con il lavoro e responsabilità familiari, e che gli strumenti digitali non diventino un ostacolo alla partecipazione a causa dell’età o del reddito.

Coordinamento del Comitato

Segreteria del Comitato

Finanze

Logistica e amministrazione

Ufficio Legale

Sede Centrale

Credito

Minute

Merchandising

Partiti

Processi legali

Plenaria

Coordinamento del Comitato · Segreteria del Comitato

Logisticas⇥Organizzazione

Partecipazione online

Facilitazione

Coordinamento del Comitato

Segreteria del Comitato

Coordinamento del programma elettorale

Monitoraggio dell’agenda comunale

Gruppo di vicinato En Comú Quartiere

Gruppo di vicinato En Comú

Gruppo di vicinato En Comú

Gruppo di vicinato En Comú

gruppi

Gruppo di vicinato En Comú

Gruppo di vicinato En Comú

Gruppo di vicinato En Comú

Gruppo di vicinato En Comú

Gruppo di vicinato En Comú

Gruppo di vicinato En Comú

Gruppi territoriali

Coordinamento

Portavoce

Direzione delle Relazioni con i gruppi politici

Comitato di campagna

Rappresentanti dei comitati, dei gruppi politici e gruppi di quartiere

Rappresentanti dell’UAMI

partiti politici · Personale tecnico

Comitato dei contenuti

Programma elettorale

Gruppi di politiche

Educazione sanitaria

Lavoro, disuguaglianze, precarietà e Economia della povertà e dell’ambiente

Alloggio e migrazioni urbanistiche

Società dell’ informazione, cultura, genero e diversità sessuale

Governo locale, trasparenza e la partecipazione nel turismo

Sicurezza e diritti civili

Coordinamento del Comitato

Segreteria del Comitato

Comunicazione

Politiche e Programma

Estensione

Campagna elettorale

Comunicazione

Analisi dei dati

Coordinamento del Comitato · Segreteria

Stampa

Scrittura · Revisione testi · Social media · Web

Disegno grafico · Video

GRUPPI TERRITORIALI

1.1. GRUPPI DI VICINATO

Si tratta di assemblee di quartiere o di circoscrizione in cui tutti i residenti locali che desiderano possono partecipare. Sono rappresentati e collegati con il resto di Barcellona En Comú tramite il coordinatore di vicinato, in cui partecipano due persone per ogni gruppo di quartiere.

Il ruolo dei gruppi di quartiere di Barcellona En comu è quello di:

Incoraggiare e accogliere la partecipazione. Tenere workshops e condividere strumenti di partecipazione on-line e assistere a residenti locali nel loro uso.

Spargere la voce sul progetto Barcelona En Comú organizzando incontri pubblici e la distribuzione di materiali di comunicazione, in particolare durante la campagna elettorale.

Effettuare una diagnosi della situazione nel quartiere e come essa colpisce gli uomini e le donne residenti. Creare spazi di dibattito ed elaborare proposte.

Entrare in contatto con i gruppi locali di quartiere (ONG, movimenti sociali, attivisti) che possono apportare conoscenza ed esperienza in materia di quartiere, rispettando il mantenimento dell’autonomia di tali gruppi.

Coordinare con il Comitato dei Contenuti e Gruppi di Politiche

1.2 COORDINATORE di VICINATO

Questo è lo spazio che facilita, accompagna e unisce i gruppi di quartiere

di Barcellona En Comú. E ‘uno spazio per lo scambio di idee e di proposte al fine di elaborare le diagnosi e le politiche per il programma elettorale. E ‘il ponte che permette alle idee e consultazioni di essere comunicati tra i gruppi di quartiere e alla Plenaria e il team di coordinamento. E’ composto da due rappresentanti per ogni gruppo di quartiere e una squadra della sottocommissione di estensione territoriale, che modera le sue riunioni.

COMITATI TECNICI

Si tratta di gruppi di lavoro che svolgono le attività quotidiane essenziali per il funzionamento

della piattaforma. Ogni comitato definisce il proprio formato e l’organizzazione interna. Coloro che desiderano partecipare a questi comitati dovranno inviare una richiesta di partecipare a uno degli incontri regolari per nuovi collaboratori.

I comitati attivi durante

Fase B di Barcellona En Comú:

Comitato dei Contenuti: coordina la preparazione e il funzionamento dei Gruppi di Politiche e l’elaborazione di proposte per il programma elettorale.

Comitato di Comunicazione: pianifica e svolge la strategia di comunicazione. Le sue aree di lavoro sono: il sito e il server, grafica, social network, stampa, video, streaming, mailing, traduzione e correzione.

Comitato di Logistica e Nance: fornisce supporto logistico ad altri spazi, amministra le finanze dell’organizzazione, e organizza il supporto legale.

Comitato Cofluence: gestisce i rapporti con le forze politiche con le quali la piattaforma vuole candidarsi alle elezioni e lavora per rendere questo possibile.

Estensione territoriale: coordina l’attività della piattaforma nei quartieri e distretti.

Collaboratori: aiuta le persone che entrano in contatto con la richiesta di essere coinvolti nel progetto.

Organizzazione interna: elabora i protocolli e sviluppa la struttura organizzativa di ciascuna fase del progetto. Aiuta a l’introduzione di meccanismi di partecipazione online.

COORDINAMENTO

3.1. TEAM DI COORDINAMENTO

Questo è lo spazio esecutivo di Barcellona En Comú. Prende decisioni operative e urgenti e identifica le decisioni strategiche importanti che dovrebbero essere prese in plenaria.

Questo gruppo è responsabile di una visione globale del processo (strategia, tabella di marcia, calendario generale, l’analisi di attualità, ecc), e del coordinamento del resto dell’organizzazione. Si compone della piattaforma di portavoce e di candidati elettorali e le loro squadre di supporto, due rappresentanti per ogni comitato tecnico, un rappresentante del comitato di estensione territoriale e membri invitati di altri spazi. Altre due persone partecipano alle sue riunioni per moderare e prendere appunti.

3.2. PLENARIA

Questo è lo spazio più importante per la comunicazione e il processo decisionale all’interno di Barcellona En Comú, soprattutto in termini di decisioni strategiche e dell’organizzazione interna. Può partecipare chiunque sia attivo in qualsiasi dei comitati o gruppi della piattaforma. Si riunisce almeno una volta ogni due settimane. La plenaria può aprire il processo decisionale per tutti i cittadini attraverso collegamento in linea o altre forme di consultazione.

ALTRI SPAZI E PROCESSI

4.1. GRUPPI DI POLITICHE

Questi sono spazi d’incontro e partecipazione per le organizzazioni e soggetti attivi in ​​diversi settori politici. Il loro ruolo principale è quello di proporre e validare le posizioni politiche della piattaforma, e di valutare le questioni relative alla loro area ed elaborare proposte per il programma elettorale. Due rappresentanti per ogni area partecipano al Comitato di Contenuti.

Barcellona En Comú ha attualmente i seguenti gruppi di criteri: salute; educazione; il lavoro, le disuguaglianze, precarietà e povertà; economia e ambiente; alloggi e urbanistica; migrazioni; genere e diversità sessuale; società dell’informazione; cultura; governo locale, la trasparenza e partecipazione; sicurezza e diritti civili.

4.2. COMITATO DI CAMPAGNA

Viene impostato ed è attivo durante la fase C (la campagna elettorale). Responsabile per la pianificazione giorno per giorno e l’esecuzione della campagna elettorale.

4.3 RETI CREATIVE

Barcellona En Comú è supportato da un gruppo di artisti e designer, il Movimento per la Liberazione Grafica di Barcellona, e una rete di cyber-attivisti, SomComuns. Queste reti diversificano le possibili modalità di partecipazione al progetto, e contribuiscono alla nostra attività di comunicazione.

MLGB: https://www.facebook.com/mlgbarcelona

SomComuns: https://twitter.com/somcomuns

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COME RICONQUISTARE LA CITTÀ EN COMÚ:

GUIDA PER COSTRUIRE UNA PIATTAFORMA COMUNALE DEI CITTADINI

(Traduzione: Traduttori per la Pace)

Dalle strade all’istituzionalizzazione: Pratiche deliberative online nei nuovi partiti in Catalogna e Spagna

Dalle strade all’istituzionalizzazione: pratiche deliberative online nei nuovi partiti in Catalogna e Spagna. 

di Rosa Borge e Eduardo Santamarina – Universitat Oberta de Catalunya (UOC).

Documento presentato alla Conferenza internazionale: Partecipazione alle proteste nelle ecologie di comunicazione variabile”. Università degli Studi di Sassari. City University London. 24-26 giugno 2015. Alghero, Sardegna, Italia.

Fonte: Researchgate

Traduzione italiana automatica corretta manualmente a cura di Marco Giustini.

Riassunto: 

i movimenti di protesta iniziati nel 2011 si sono evoluti in diverse forme organizzative, mantenendo la loro idea originale di democrazia partecipativa e deliberativa e trasferendola a queste nuove organizzazioni. Gli strumenti online rimangono fondamentali per attuare il loro ideale partecipativo e deliberativo di democrazia.

Scopo del presente documento è descrivere e valutare i principali processi deliberativi online dei più importanti partiti emersi dal movimento 15-M – Podemos e Barcelona En Comú – alla luce dei criteri e degli indicatori più comuni che misurano la deliberazione online, poiché sono stati sviluppati da pertinenti teorici politici e scienziati. Abbiamo anche collocato lo studio di questi processi deliberativi nel contesto dell’evoluzione da movimenti sociali a partiti politici e ai compromessi che stanno affrontando per organizzarsi rapidamente ed efficacemente per le imminenti elezioni, mantenendo i loro ideali partecipativi e deliberativi.

Innanzitutto abbiamo esaminato l’organizzazione interna ed i più importanti processi deliberativi e partecipativi di Podemos e Barcelona En Comú e poi abbiamo analizzato empiricamente la piattaforma online chiamata Plaza Podemos, che si basa sul sito web sociale Reddit, e lo sviluppo online del programma elettorale di Barcelona en Comú, che è stato organizzato tramite DemocracyOS.

È fondamentale valutare come i metodi e le pratiche applicati dai nuovi partiti funzionano in termini di deliberazione perché potrebbero essere applicati nelle istituzioni in cui ottengono rappresentanza a causa delle buone previsioni elettorali per entrambe le organizzazioni.

1.- Introduzione 

Il Movimento 15-M 1 e le sue derivazioni politiche come Podemos, Barcelona en Comú o il Partito X cercano un modello più partecipativo e deliberativo di democrazia contro l’attuale modello rappresentativo della democrazia. Sia il movimento di protesta che i suoi derivati ​​politici applicano o hanno applicato diversi metodi e pratiche al loro processo decisionale e al loro funzionamento quotidiano per garantire la partecipazione e la deliberazione dei loro seguaci e del pubblico in generale. Questi metodi e pratiche implementati all’interno dei partiti sono stati in molti casi precedentemente utilizzati durante il ciclo di proteste iniziato nel 2011 e probabilmente avranno un ruolo nel modello di democrazia che questi partiti prevedono per il sistema politico in generale.

L’obiettivo principale di questo documento è di descrivere e valutare le pratiche deliberative dei due principali partiti, Podemos e Barcelona en Comú, emerse dal movimento 15-M seguendo il quadro del modello deliberativo di democrazia e i suoi corrispondenti criteri e indicatori come sono stati sviluppati da pertinenti teorici politici, scienziati e professionisti (Dahlberg, 2004a; 2004b; Dahlgren, 2005; Kies, 2010; Friess & Eilders; 2014; Hendriks, Dryzek and Hunold, 2007).

È fondamentale valutare come i metodi e le pratiche applicati dai nuovi partiti funzionano in termini di deliberazione e in che modo corrispondono al modello di democrazia deliberativa perché potrebbero essere proposti per l’uso nel sistema politico nel suo insieme. Podemos ha ottenuto la rappresentanza elettorale alle ultime elezioni del Parlamento europeo (5 seggi) e il Parlamento andaluso (15 seggi) e ha ottime prospettive di ottenere una quota importante dei seggi alle elezioni generali spagnole delnovembre 2. I sondaggi di opinione mostrano che Barcelona En Comú potrebbe vincere la prima o la seconda posizione alle elezioni locali di Barcellona delmaggio 3.

Inoltre, vogliamo contribuire con intuizioni empiriche sulla capacità deliberativa di questi due partiti, dal momento che la trasformazione da movimenti sociali in partiti politici potrebbe comportare la limitazione di ideali originali di inclusione, apertura e deliberazione diffusa a fini di efficacia organizzativa e competizione elettorale. Inoltre, testeremo come i principi di partecipazione e deliberazione siano difficili da realizzare allo stesso tempo nello stesso processo anche se viene utilizzata una piattaforma online.

Lo schema del documento è, in primo luogo, quello di stabilire gli antecedenti delle deliberazioni dei nuovi partiti e delle pratiche partecipative del movimento 15-M; secondo, definire i criteri o le caratteristiche più importanti per l’analisi della capacità deliberativa di forum o piattaforme online; terzo, spiegare la rilevanza dei due partiti  come casi per studiare strutture e sforzi partecipativi e deliberativi. Successivamente, verranno esaminati l’organizzazione interna e i processi più rilevanti di partecipazione e deliberazione all’interno di questi partiti al fine di situare e comprendere l’analisi delle piattaforme online dei due partiti selezionati. Applicheremo i criteri deliberativi spiegati in precedenza alla valutazione della capacità deliberativa di due dibattiti online tenuti su Plaza Podemos e al processo di elaborazione del programma elettorale comunale di Barcellona En Comú. Infine, finiremo con la discussione dei risultati e delle conclusioni.

2.- La ricerca di un nuovo modello di democrazia: deliberazione nel movimento 15-M.

L’ideale di partecipazione e deliberazione di tutte le persone è stato un concetto chiave non solo nel movimento di protesta avviato in Spagna nel maggio 2011 con dimostrazioni in 50 città e il campeggio nelle piazze delle principali città, ma anche nella sua evoluzione in diverse forme organizzative e mobilitazioni di protesta fino ai giorni nostri. I manifestanti e i partecipanti hanno chiesto un nuovo modello di democrazia e organizzato seguendo una struttura orizzontale, decentralizzata e deliberativa. Da un lato, si sono spostati per le strade chiedendo una “Real Democracy Now” e lamentandosi che “Non ci rappresentano” e “Non siamo merce nelle mani dei banchieri” e, dall’altro, hanno organizzato fondamentalmente in assemblee aperte distribuite geograficamente (nelle piazze occupate, negli spazi pubblici o nei centri civici, nei quartieri e nelle città) o per argomenti (comitati e gruppi di lavoro incentrati su diversi problemi e questioni). A questo proposito, lo spirito del movimento di protesta è stato quello di recuperare e migliorare il democrazia che è stata rubati, a loro avviso, dalle élite politiche e dai poteri economici, e per sperimentare, costruire e mettere in pratica un modo più partecipativo e deliberativo di organizzare e prendere decisioni. Alcuni autori come Romanos (2011: 5-7) o Castells (2012: 128-132) sostengono che i criteri utilizzati nella costruzione e nel funzionamento delle assemblee e delle commissioni assomigliavano ai principi di base della democrazia deliberativa: inclusione, uguaglianza, diversità, interazione orizzontale, trasparenza, trasformazione delle preferenze e decisioni per consenso4.

Ma questa pratica non è nuova in Spagna ed è stata ereditata da una lunga tradizione di centri culturali e civici autogestiti, dal movimento degli occupanti abusivi e dal movimento anti-globalizzazione della fine del XX e all’inizio del XXI secolo5. La novità di questa pratica deliberativa sono due caratteristiche intrecciate: l’occupazione delle piazze con l’obiettivo di aprire la sfera pubblica e il tentativo di includere e coinvolgere tutti nel dibattito pubblico. Da un lato, l’occupazione delle piazze non è un semplice sequestro dello spazio fisico, ma la posizione di assemblee e comitati deliberativi al centro di uno spazio pubblico (Romanos, 2011: 9). A questo proposito, il movimento 15-M è riuscito a trasferire le pratiche deliberative da spazi relativamente chiusi a spazi aperti e molto visibili come le piazze. Dall’altro, l’inclusione è un valore chiave che si riferisce non solo ai partecipanti ma anche a tutti i cittadini. Sono state sviluppate numerose iniziative per invitare e incoraggiare tutti a partecipare alle piazze: i passanti sono stati invitati a partecipare ai dibattiti nelle assemblee e nei comitati settoriali, e c’erano post informativi e forum aperti in cui esperti o attivisti presentano un argomento seguito da una discussione aperta (Romanos, 2013: 9). Inoltre, fin dall’inizio, gli attivisti hanno cercato molto duramente di costruire un senso inclusivo di “noi” basato sull’identificazione delle persone e delle politiche responsabili della crisi, sulla preparazione di richieste e proposte generali, sulla mancanza di simboli partigiani, lo sviluppo di comitati tematici molto diversi e il rispetto dell’anonimato, sia online che offline (Romanos, 2013: 6). Questa ricerca dell’inclusione di tutti nelle piazze, negli spazi online e all’interno del discorso, e l’apertura delle assemblee, hanno anche ispirato altri movimenti di protesta successivi, come noi Occupy, principalmente a New York, dove numerosi attivisti spagnoli stavano lavorando o studiando lì (Lawrence, 2014).

E ‘importante sottolineare che altre proteste di massa come quelli di 2013 proteste in Turchia e in Brasile, che sono emersi dopo il ciclo di proteste avviate nel 2011 con l’Sring araba espagnoli, l’Indignados mostrano anche che politica conflittuale non è in opposizione alla deliberazione . Come è accaduto con il 15-M, le proteste turche e brasiliane hanno denunciato il fatto che la democrazia esistente non stava ascoltando la maggioranza della popolazione ed escludendola dalle decisioni politiche. Come alternativa più democratica, hanno istituito assemblee aperte e deliberative, forum e commissioni tematiche in diversi spazi delle città e città in Brasile e principalmente in parchi e spazi pubblici di diversi quartieri di Istanbul (Mendoça & Ercan, 2014).

In questo ciclo di proteste in tutto il mondo, la deliberazione non avveniva solo negli spazi fisici delle proteste, ma anche su piattaforme online e attraverso i social media. Questi dispositivi sono stati i principali canali di mobilitazione e organizzazione delle proteste, ma svolgono anche un ruolo chiave nell’espressione personale, nello scambio di informazioni e pratiche e nel dibattito su idee e alternative alle misure di austerità (Toret, 2015). Gli strumenti e le reti online hanno consentito un ruolo guida per i contributi e il riconoscimento individuali e non solo per organizzazioni o gruppi (Bennett & Segerberg, 2012).

Tutte queste nuove forme di comunicazione e dibattito online e offline provocate dai movimenti di protesta hanno funzionato come ciò che Habermas e Sennett immaginavano come il funzionamento della democrazia deliberativa: un contropotere al potere dominante e un riemergere di una vera interazione pubblica che potrebbe resistere ed è indipendente dai vincoli del cambiamento dell’economia (Kies, 2010: 21). Inoltre, come abbiamo accennato, alcuni dei principi di base che guidano assemblee, commissioni e forum concordano con alcuni dei criteri deliberativi che la maggior parte degli autori (Dahlberg, 2004a e 2004b; Held, 2006; Stromer-Galley, 2007: Kies, 2010; Friess and Eilders, 2014) riconoscono come condizioni che favoriscono la deliberazione (inclusione, interazione orizzontale, trasparenza) e gli atteggiamenti che caratterizzano uno spazio deliberativo (eguaglianza di discorso, riflessività e trasformazione delle preferenze e decisioni per consenso).

3.- Deliberazione online e suoi criteri empirici

Al fine di valutare la capacità deliberativa dei forum, strumenti o piattaforme dispiegati dalle due parti in studio, applicheremo ampi criteri riconosciuti dalla letteratura sulla deliberazione in generale e, in particolare, sulla deliberazione online . La maggior parte degli autori sottolinea che ci sono tre livelli da considerare (Dahlgren, 2005; Wessler, 2008; Kies, 2010; Friess & Eilders, 2014): 1.- Le dimensioni istituzionali o strutturali delle piattaforme o degli strumenti online; 2.- I tratti interattivi o comunicativi delle piattaforme o degli strumenti online; e 3.- Il risultato o l’impatto della deliberazione online. Sebbene gli autori differiscano per l’etichetta che attribuiscono a queste tre dimensioni, esiste un accordo considerando che la valutazione della capacità deliberativa dovrebbe tener conto (1) del design, della struttura e delle condizioni tecniche delle piattaforme e degli strumenti online, (2) gli atteggiamenti e le caratteristiche deliberativi dell’interazione e del discorso che si svolgono e (3) i risultati collettivi o individuali del processo deliberativo. È stata sviluppata una serie di criteri deliberativi e indicatori empirici per ciascuna delle tre dimensioni. Trarremo dalla letteratura i criteri e gli indicatori più comuni per ogni livello o dimensione, tenendo sostanzialmente conto delle grandi raccolte già realizzate da Kies (2010) e Friess and Eilders (2014). Successivamente, spieghiamo ogni dimensione, il significato dei criteri correlati e come possono essere resi operativi e valutati.

1) Dimensione istituzionale o strutturale.

Questa dimensione si riferisce a come gli spazi online dovrebbero essere strutturati e organizzati per favorire la deliberazione (Friess & Eilders, 2014: 6). La costruzione dello spazio o di processo deliberativo colpisce la comunicazione e l’interazione sollevato nello spazio on-line e non è possibile sviluppare uno spazio deliberativo se la sua struttura e l’organizzazione non sono accuratamente progettati per scopi deliberativi (Friess & Eilders, 2014: 15) . Esistono diverse caratteristiche istituzionali e tecniche per costruire uno spazio di comunicazione deliberativo, come l’inclusione o l’inclusione (Kies, 2010: 42-44), comunicazione asincrona, visibilità del contenuto, moderazione, identità, potere percepito degli spazi di comunicazione, divisione di lavoro in unità più piccole, informazioni pertinenti e interazione orizzontale (Friess & Eilders, 2014: 6-8).

Il criterio di inclusione implica che tutti coloro che sono interessati e / o interessati dalle questioni in discussione dovrebbero poter partecipare attivamente o passivamente (Kies, 2010: 42). Pertanto, l’inclusione dovrebbe essere valutata osservando le caratteristiche tecniche del forum online: la facilità di accesso sulla base della connettività e delle competenze TIC e regole discorsive come la moderazione, la registrazione e l’identificazione che non sono percepite come ostacoli alla promozione della partecipazione inclusiva ( Kies, 2010: 56).

Inoltre, seguendo la spiegazione dei criteri tecnici di Friess and Eilders (2014: 6-8), è necessario uno spazio di comunicazione asincrono per consentire ai partecipanti di dedicare più tempo a riflettere e giustificare i loro contributi. Inoltre, i contenuti degli utenti dovrebbero apparire immediatamente per motivare i contributi e ridurre le barriere all’ingresso percepite. La moderazione è anche fondamentale per garantire la deliberazione in termini di civiltà, razionalità e per promuovere la partecipazione inclusiva e una buona organizzazione della discussione. Inoltre, prove empiriche mostrano che l’identificazione personale ha effetti positivi sulla qualità deliberativa dei dibattiti online. Il potere percepito degli spazi di comunicazione si riferisce alla costruzione di spazi di discussione forti in grado di influenzare i risultati politici6. Questa condizione incoraggia le persone a partecipare e ad essere più deliberate. La progettazione tecnica del forum online dovrebbe consentire una divisione del lavoro in unità più piccole incentrate su diverse questioni e aree di dibattito al fine di ampliare le opportunità e la qualità della deliberazione. Infine, la struttura progettata della piattaforma online dovrebbe consentire l’interazione orizzontale e la comunicazione con altri utenti.

2) Dimensione comunicativa.

Ciò si riferisce all’atteggiamento deliberativo dei partecipanti (Kies, 2010: 42) e all’aspetto del processo di comunicazione, principalmente in relazione alla reazione dei partecipanti alle idee reciproche (Friess & Eilders, 2014: 8). Secondo la maggior parte degli autori, la deliberazione dovrebbe essere razionale, interattiva, equa e rispettosa. Questo è il nucleo delle affermazioni normative della teoria della deliberazione come difeso da Habermas (1990). La caratteristica più cruciale della deliberazione è la razionalità nella comunicazione e nel discorso; vale a dire affermare posizioni comprovate da argomenti e prove empiriche, aspettandosi uno scambio critico e una diversità di argomenti ed essere disposti a cambiare la propria opinione alla luce di argomenti migliori (Friess & Eilders, 2014: 8). Pertanto, la razionalità implica criteri quali reciprocità, giustificazione, riflessività, empatia (compresa la civiltà) e pluralità. Altri criteri che sono importanti anche per valutare questo atteggiamento deliberativo dei partecipanti sono l’uguaglianza, la sincerità e la pluralità del discorso (Kies, 2010: 44-54).

6 Questo criterio è simile al tratto di impatto esterno dichiarato da Kies (2010) come conseguenza cruciale che dovrebbe avere un processo deliberativo di successo.

Nella tabella seguente, presentiamo i criteri più importanti che caratterizzano se la comunicazione e l’interazione in una piattaforma online sono deliberative.

Tabella 1. Il processo di comunicazione in un forum online: criteri deliberativi, loro significato e operatività basati su Kies (2010: 42, 56-57).

3) La dimensione del risultato.

Questa dimensione allude ai risultati o all’impatto della deliberazione che potrebbero essere individuali o collettivi. A livello individuale, la partecipazione a forum deliberativi può contribuire ad aumentare la tolleranza, la conoscenza e l’efficacia politica, gli atteggiamenti di spirito pubblico, la volontà di scendere a compromessi o spostare le preferenze (Friess & Eilders, 2014: 10; Hendricks et al, 2007). A livello collettivo, ci sono benefici legati alla qualità delle decisioni come la generazione di decisioni consensuali o almeno decisioni senza errori, con elevate qualità epistemiche perché saranno informate da motivi e prove pertinenti. Di conseguenza, la decisione finale sarà più legittimata e supportata da un vasto pubblico (Habermas, 1992; Friess & Eilders, 2014: 10).

Inoltre, Kies (2010: 54-55) sottolinea la rilevanza dell’impatto esterno del processo deliberativo al di fuori del contesto del dibattito. Ciò significa che le decisioni risultanti dai forum online dovrebbero avere un impatto sui dibattiti pubblici, sulle decisioni politiche e persino definire norme vincolanti al fine di contribuire alla partecipazione dei cittadini e guidare e controllare i processi decisionali ufficiali (Dalhberg, 2007: 49; Hendricks et al, 2007). Kies (2010: 57) pone diverse domande che aiutano a valutare l’impatto esterno: ci sono segni espliciti di estensione della discussione a un’agenda esterna? Personalità politiche influenti partecipano ai forum? Gli utenti partecipano ad altri spazi di discussione? Gli utenti hanno creato nuovi contatti dopo aver partecipato al forum? Ad esempio, nel caso di un forum di consultazione elettronica, i dibattiti hanno portato a risultati concreti? L’autore sostiene che queste domande potrebbero essere rese operative tramite analisi dei contenuti e sondaggi (ibid.).

Nella prossima sezione, presenteremo le due parti principali emerse dal movimento 15-M e che applicano e difendono le pratiche deliberative. Successivamente, esamineremo la loro capacità deliberativa descrivendo la loro struttura interna, i processi partecipativi e deliberativi che hanno implementato fino ad ora e la deliberazione in atto su due piattaforme online. Applicheremo i criteri deliberativi e l’operatività sopra menzionati all’analisi di queste due piattaforme online.

4. – Dal movimento sociale ai partiti politici: i due partiti come caso di studio

Ma cosa succede a questi processi deliberativi e aperti quando un movimento sociale si trasforma in partito politico?. In Spagna, i nuovi partiti sono emersi dal movimento 15-M, come Podemos o Barcelona En Comú dichiarano chiaramente che mirano a cambiare la vecchia politica e costruire partiti aperti alla partecipazione e alla deliberazione di tutta la cittadinanza. Hanno ereditato dal movimento 15-M molte delle pratiche, strumenti e modalità di organizzazione e la maggior parte dei loro leader e membri più attivi sono stati coinvolti nel movimento 15-M.

Podemos e Barcelona En Comú provano a riprodurre la struttura del movimento 15M basata su assemblee di quartiere, diversi gruppi tematici e comitati di lavoro e la posizione dominante dell’assemblea generale o della plenaria. Sostengono che i processi avviati dal movimento 15M hanno supposto un cambiamento nel modo di comprendere il ruolo delle istituzioni e la logica della partecipazione dei cittadini, da una prospettiva di delega o rappresentanza attraverso le istituzioni a un nuovo quadro basato sull’essere parte del istituzioni che danno la sensazione di essere corresponsabili del loro funzionamento7.

Le elezioni europee del 2014 hanno segnato la nascita di nuovi partiti che sono usciti dal movimento 15-M a vari livelli. Sebbene in precedenza fossero comparsi altri piccoli partiti, l’X Party fu il primo a rappresentare una vera alternativa per portare gli ideali del movimento 15-M nello spazio elettorale. Il programma elettorale del Partito X chiamato “Democracy and Full-Stop” conteneva quattro affermazioni principali: referendum vincolanti, wikigovernment, wikilegislation, voto reale e permanente e trasparenza nei conti pubblici. Questo partito, molto innovativo negli strumenti online per la partecipazione, ma senza una campagna elettorale nei principali media, non ha ottenuto alcuna rappresentanza elettorale alle elezioni europee 20148. Poco dopo, hanno deciso di non prendere parte a ulteriori elezioni, ma continuano a lottare contro la corruzione e ad aiutare altre parti con maggiori possibilità elettorali, principalmente attraverso le tecnologie digitali e i social network. Alcuni dei progetti online ampiamente utilizzati ora da Podemos o Barcelona En Comú sono stati ideati da ex membri dell’X Party.

Il partito Podemos è stato ufficialmente registrato l’11 marzo 2014, meno di tre mesi prima delle elezioni europee. L’organizzazione aveva precedentemente raccolto oltre 50.000 firme attraverso il sito Web, come obiettivo richiesto istituito dai fondatori per procedere con il progetto. Tuttavia, la campagna era iniziata molto prima che si formasse la festa perché il leader di Podemos, Pablo Iglesias, era già un noto commentatore nei canali televisivi tradizionali e nei talk show. Lui e i suoi colleghi, molti dei quali scienziati politici, hanno creato il proprio programma TV su YouTube (La Tuerka) e condotto altri programmi e partecipato a rinomati giornali online. Podemos è entrato nel Parlamento europeo con 5 parlamentari, come quarta candidatura spagnola con 1.245.948 voti. Nel seguente concorso elettorale, le elezioni per il parlamento andaluso, Podemos ottenne 15 seggi con 592.371 voti e divenne la terza forza in questo Parlamento ostacolando la nomina presidenziale della candidata socialista vincitrice, Susana Díez.

La coalizione Barcelona En Comú è apparsa nel giugno 2014 con il nome di Guanyem Barcelona. Seguendo un approccio diverso da Podemos, i promotori hanno costruito una nuova coalizione di sinistra per le elezioni locali del 24 maggio 2015 che ha influenzato la nascita di formazioni simili in diverse città della Catalogna e della Spagna. Come nel caso di Podemos, i promotori hanno raccolto una grande quantità di firme – oltre 30.000 – attraverso il sito Web, ma anche di persona, per convalidare il manifesto iniziale e andare avanti. Uno dei loro obiettivi principali è la cosiddetta “confluenza”; cioè creare una forte coalizione elettorale e una futura collaborazione tra diversi movimenti sociali, organizzazioni sociali, associazioni di quartiere, partiti di sinistra (incluso Podem Barcelona) e professionisti del mondo accademico, della sfera culturale, ecc. al fine di promuovere un cambiamento le politiche e il governo della città di Barcellona. Dobbiamo tenere conto del fatto che Barcellona è una città con una lunga tradizione di organizzazioni civiche, associazioni di quartiere e lotte popolari. Le denunce sono legate allo sviluppo di una città divisa tra le persone che hanno subito gli effetti della crisi economica e le misure di austerità e vivono nei quartieri più poveri e le esigenze delle grandi società, in particolare quelle legate all’industria del turismo. Il loro candidato sindaco è Ada Colau, ex portavoce del PAH (Platform for People Affected by Mortgages), un’organizzazione nata a Barcellona ma che si è diffusa con successo in tutta la Spagna, ha fermato oltre un migliaio di sfratti in Spagna dal 2010 e riallocato circa 800 persone, tutto attraverso l’azione diretta e la disobbedienza civile.

I processi interni partecipativi e deliberativi che stanno svolgendo vengono considerati come nuove esperienze attraverso le quali apprendere e testare nuovi spazi e modalità di pratiche democratiche. I processi sono stati spesso vincolati dalla mancanza di risorse umane e materiali e dalla necessità di adattarli a un rigido programma elettorale. In meno di un anno, queste formazioni politiche hanno svolto un’enorme attività al fine di sviluppare ampi processi e piattaforme partecipativi per definire la loro struttura interna, le loro basi di identità, il contenuto di documenti organizzativi, statuti e programmi elettorali e negoziati con altri partiti e social organizzazioni.

I processi partecipativi di entrambi i partiti politici sono stati aperti a tutti i cittadini che vorrebbero collaborare con diversi gruppi, organizzare i propri gruppi (i cosiddetti Circoli o Gruppi di vicinato) o partecipare al voto su proposte, registrandosi online o andando al diversi luoghi fisici istituiti per questo scopo di partecipazione. Oltre alle riunioni e alla collaborazione faccia a faccia, le nuove parti hanno effettuato un uso intensivo e sistematico delle nuove tecnologie su piattaforme diverse. Oltre ai social media, come Facebook e Twitter9, le nuove formazioni hanno utilizzato diversi strumenti digitali, come Appgree, Agora Voting, Loomio, Reddit o DemocracyOS, con lo scopo di comunicazione interna, organizzazione dei membri, svolgimento di attività collaborative, votazione su proposte e candidati e discussione di diverse questioni politiche.

9 Podemos Il profilo del partito su Facebook ha 955.248 follower, più di dieci volte i follower delle due principali feste “tradizionali”, PP e PSOE, rispettivamente con 88.976 e 82.092 follower. D’altra parte, Pablo Iglesias, leader di Podemos, ha 327.667 follower su Facebook, mentre Mariano Rajoy (PP) ha 129.518 e Pedro Sánchez (PSOE) ha 75.733. Su Twitter, il numero di follower di Podemos (585.000) è più che raddoppiato rispetto alle altre due parti in PP (234.000) e PSOE (237.000). Il profilo del leader di Podemos ha 930.000 follower, Mariano Rajoy 783.000 e Pedro Sánchez 153.000. Anche il caso di Barcelona en Comú è notevole, sebbene non paragonabile in quanto si tratta di un’organizzazione municipale. Barcelona en Comú ha 24.539 follower su Facebook e il suo leader Ada Colau ha 134.554 follower (più dei due leader dei principali partiti spagnoli). Su Twitter, l’organizzazione ha 216.000 follower (simili ai due principali partiti spagnoli) e il suo leader ha 216.000 follower. (Dati aggiornati all’11 maggio 2015).

Entrambe le parti hanno ottime previsioni elettorali. Barcelona En Comú potrebbe conquistare la prima o la seconda posizione alle elezioni locali (26% o 17% dei voti a seconda dei sondaggi10) e Podemos potrebbe raggiungere la seconda o la terza posizione alle elezioni generali che probabilmente si terranno in Spagna in Novembre (24% o 16,5% dei voti11), possibilmente rompendo il tradizionale dominio dei due principali partiti in Catalogna (CiU e PSC) e in Spagna (PP e PSOE).

Pertanto, data la pertinenza di queste due parti, valuteremo la loro capacità deliberativa fino ad ora in dettaglio. Analizzeremo prima Podemos e successivamente Barcelona En Comú. Descriveremo innanzitutto la loro organizzazione interna al fine di determinare gli organi e le strutture di partecipazione e deliberazione. In secondo luogo, illustreremo i principali processi di partecipazione e deliberazione offline e online che sono stati sviluppati finora. In terzo luogo, verrà condotta un’analisi quantitativa della deliberazione in due processi selezionati e piattaforme online seguendo i criteri deliberativi presentati nella sezione precedente. Nel caso di Podemos l’analisi analizzerà i dibattiti online svoltisi su Plaza Podemos in merito alle due proposte che hanno ottenuto un numero maggiore di voti necessari per avviare il processo di votazione di tutti i membri del partito in referendum vincolante. Nel caso di Barcelona En Comú, studieremo tutti i commenti e le nuove proposte generate durante il processo online per preparare il programma elettorale per le elezioni locali.

È importante sottolineare che la diversa estensione territoriale di entrambe le parti (spagnola nel caso di Podemos e comunale nel caso di Barcellona En Comú), ha portato a diversi canali di partecipazione e deliberazione, sia faccia a faccia che online, e, logicamente , diversi livelli di partecipazione. Entrambi i processi fanno parte di quadri diversi, quindi l’obiettivo dell’analisi non è quello di confrontarli, ma di misurare il livello deliberativo raggiunto su ciascuno dei dibattiti.

5. – Organizzazione interna di Podemos

I documenti organizzativi del partito12, il Segretario Generale e il Consiglio Direttivo sono stati eletti e approvati in un’Assemblea costituente chiamata “Sí se puede” (Sì è possibile), che si svolge online dal 15 settembre a novembre 15, 2014, ma una presentazione fisica delle diverse proposte e candidature sono state fatte a Madrid presso l’arena al coperto “Vista Alegre”, a ottobre la 19°.Questo documento organizzativo contiene la descrizione delle schede e dei corpi che compongono la struttura di partito: il Assemblea dei cittadini, Consiglio dei cittadini, Segretario generale, Consiglio di coordinamento, Comitato per le garanzie democratiche e i circoli.

Nella pagina successiva, c’è un diagramma che mostra l’organizzazione interna di Podemos. Inoltre, ogni struttura territoriale di Podemos replica la formula dell’organizzazione interna a livello statale:

Figura 1. Organizzazione interna di. Podemos

Fonte: traduzione in inglese dalla figura inclusa nel documento sui principi organizzativi13.

L’Assemblea dei cittadini è composta da tutte le persone registrate a Podemos. Chiunque abbia più di 14 anni può registrarsi su Podemos e ottenere un codice permanente per il voto (seguendo una semplice procedura attraverso la piattaforma online del partito). L’Assemblea dei cittadini è il più alto organo decisionale ed esercita continuamente le sue funzioni. Tutte le persone in Podemos hanno il diritto di partecipare e votare in qualsiasi momento all’Assemblea dei cittadini. Secondo il documento organizzativo, l’Assemblea dei cittadini deve perseguire tutti i meccanismi disponibili per garantire l’esercizio del diritto di parola e di voto di tutti gli iscritti, utilizzando tutti gli strumenti faccia a faccia (cerchi, spazi di incontro, punti di voto in piazze e parchi, ecc.) e strumenti digitali (Plaza Podemos basati su Reddit, Loomio, Appgree, piattaforme sicure per il voto, streaming di spazi deliberativi, ecc.).

I Circoli dovrebbero essere spazi aperti per la partecipazione e la deliberazione il più ampio e vario possibile in modo che le persone possano esprimere le loro richieste e contribuire con i loro opinioni ed esperienze, oltre a proporre soluzioni attraverso diversi mezzi come: Internet e social network, l’Assemblea dei cittadini, individui e gruppi riguardanti la sfera sociale (movimenti sociali, associazioni sportive e culturali, ecc.). Hanno lo scopo di “diventare facilitatori del processo di organizzazione della società civile nei nostri territori per fornire risposte collettive ai problemi delle persone”. 14 Nati spontaneamente usando i social network per la loro organizzazione, ci sono attualmente circa 900 Podemos Circoli diin Spagna e anche in altri paesi europei e americani. I circoli possono essere territoriali (distretti, città, città, contee) o settoriali tematici (salute, istruzione, lavoro, università, università, cultura, sport, associazione professionale o disoccupati, ecc.). La costituzione dei circoli può essere fatta in due modi: attraverso una chiamata pubblica per un’assemblea (per i mezzi disponibili, o creando un profilo su Facebook o pubblicando o distribuendo poster di carta), o dopo aver concluso un evento di presentazione della festa .

Il Citizen’s Council, o Citizen’s State Council, è il corpo della leadership politica di Podemos con funzioni esecutive. I compiti esecutivi quotidiani saranno sviluppati nel quadro delle rispettive responsabilità per le diverse aree del Consiglio dei cittadini. È responsabilità del Segretario Generale assicurare, nel funzionamento quotidiano, il coordinamento tra le diverse aree esecutive (un compito per il quale farà affidamento sul Consiglio di coordinamento).

Il segretario generale viene eletto dall’Assemblea dei cittadini (tutte le persone registrate a Podemos) attraverso elezioni libere e dirette.

Il Consiglio di coordinamento è la squadra in cui il Segretario Generale è supportato per svolgere il proprio lavoro in relazione al coordinamento sia pubblico che interno. È composto da un numero compreso tra 10 e 15 persone elette dal Consiglio dei cittadini su proposta del Segretario generale. I membri del Consiglio di coordinamento possono essere revocati dal Segretario generale, a maggioranza assoluta del Consiglio dei cittadini o dell’Assemblea dei cittadini mediante referendum.

Il Comitato per le garanzie democratiche è l’organismo responsabile di garantire il rispetto dei diritti degli iscritti a Podemos e dei principi e delle regole dell’organizzazione fondamentale.

Tutte le posizioni in Podemos possono essere soggette a processi di revoca. Il numero di supporti necessari per la revoca dipende dalla posizione da revocare. Ad esempio, per avviare una procedura di voto volta a revocare il mandato del Segretario generale sarà necessario fornire il sostegno del 20% degli iscritti a Podemos o del 25% delle cerchie convalidate e solo dopo che la metà del mandato è stata raggiunta15.

6.- La mappa della deliberazione online-offline e della partecipazione a Podemos 

Podemos ha condotto numerosi processi partecipativi sin dalla sua creazione. Il programma per le elezioni europee è stato realizzato in modo collaborativo attraverso un dibattito online e contributi individuali, gli emendamenti collettivi dei circoli e un referendum online sugli emendamenti. Il processo delle primarie per la scelta dei rappresentanti per le elezioni europee, spagnole, autonome e municipali è stato condotto online e i candidati hanno utilizzato i social media del partito per esporre le loro proposte. Nel caso delle elezioni spagnole, autonome e municipali, gliPlaza Podemos utenti dipotrebbero porre domande ai candidati nel forum chiamati “Conferenze di massa”.

L’Assemblea costituente (la prima Assemblea dei cittadini del partito) è stato un altro importante evento partecipativo. Consisteva nella presentazione dei documenti e delle candidature attraverso la Plaza Podemos piattaforma digitalebasata su Reddit16 e diverse “Conferenze di massa” tenute anche nella piattaforma, mediante le quali i candidati potevano rispondere alle domande poste da qualsiasi utente. La votazione è stata fatta attraverso la piattaforma digitale “Agora voting”. Il grande incontro tenutosi a Madrid a Vista Alegre, ha riunito più di mille persone, in cui sono state presentate le diverse proposte e candidature. I documenti etici, politici e organizzativi proposti dal circolo “Sure We Can”, costituito dai fondatori del partito, sono stati infine approvati e Pablo Iglesias è stato eletto Segretario Generale con l’88,6% dei 107.000 voti registrati, su un totale di circa 250.000 elettori che erano registrati nel partito. In totale, questo ammonta al 37,9% dei membri registrati. Durante l’Assemblea dei cittadini, 38.279 persone hanno votato per 5 risoluzioni, 112.070 persone hanno votato i documenti etici, politici e organizzativi e 107.488 persone hanno votato per l’elezione dei membri dei consigli di amministrazione dello Stato.

Il documento organizzativo votato a maggioranza durante l’Assemblea dei cittadini, contiene anche le procedure dei diversi processi partecipativi. Secondo questo documento, qualsiasi persona o gruppo di persone che fanno parte o meno di un Cerchio, possono formulare proposte che potrebbero essere trasformate in un’iniziativa politica se sostenute dalla maggioranza, consentendo il flusso attraverso il partito di una volontà politica concreta. Devono esserci dibattiti e informazioni chiare su ciò che viene deciso. Dovrebbero esserci tutte le informazioni necessarie per esaminarle evitando informazioni parziali o parziali. Secondo i documenti del partito: “L’esistenza di un meccanismo di democrazia diretta come questo, suppone una delle differenze tra una struttura tradizionale del partito e un nuovo modo di fare politica, e incarna il nostro impegno che il potere deve essere esercitato dal popolo17”.

Inoltre, il partito ha utilizzato diversi strumenti di partecipazione online come Appgree e Loomio. Appgree consente di partecipare a discussioni con migliaia di persone contemporaneamente, introducendo risposte alle domande e, con Loomio, qualsiasi utente può creare un forum di discussione per ogni argomento lui / lei vuole discutere ed è progettato per raggiungere il più ampio consenso possibile su qualsiasi problema

Tuttavia, ilPodemos principale spazio di discussione online diè senza dubbio Plaza Podemos (Podemos Piazza). Nella prossima sezione spiegheremo in dettaglio come funziona e la l il livello di partecipazione è aumentato.

7.- Il principale spazio deliberativo online: Plaza Podemos. 

Plaza Podemos è una comunità online ospitata dalla piattaforma Reddit. Secondo il “Team di partecipazione” che gestisce la piattaforma, Plaza Podemos “mira a essere un luogo di incontro globale in cui le persone possono discutere, discutere, imparare e alla fine trovare tutti coloro che fanno parte di questo progetto, più tutte le persone che vogliono venire e meet us18”.

Reddit può essere definito come un” sito Web di notizie social “che filtra, cura e aggrega i contenuti online. Reddit è composto da migliaia di altre comunità attive conosciute come” subreddit “, che sono dedicate a ogni tipo di argomento e sono creati e gestiti da utenti regolari in modo da costituire una comunità online. I membri del sito possono infine pubblicare collegamenti ipertestuali, indicando tutti i tipi di contenuti presenti nel World Wide Web come articoli, pagine Web o video, oppure possono anche pubblicare articoli e commenti da loro generati. I membri possono anche dare voti positivi o negativi ai diversi post o commenti inviati da altri utenti. Le comunicazioni che ricevono il maggior numero di voti positivi sono promosse a area più visibile, salendo nella parte superiore della pagina. Le caratteristiche strutturali di Reddit promuovono teoricamente una fondamentale uguaglianza dei contenuti, indipendentemente dall’autore originale di un thread. È la comunità di lettori che giudica se il contenuto è prezioso o meno e ha la possibilità di interagire con esso. Dal punto di vista interazionale, Reddit è un forum di discussione. La discussione consiste in singole voci di commento, organizzate in una struttura ad albero di thread nidificati. È importante evidenziare che tutte le informazioni pubblicate su Reddit sono pubbliche, quindi non è necessario essere registrate per accedere a tutte le discussioni ospitate al suo interno.

Plaza Podemos “subreddit” è stato creato da Aritza, simpatizzante diprendesse in Podemos dalla città di Bilbao, nell’aprile 2014, molto prima che la festaconsiderazione questa possibilità. Aritza ha creato questo subreddit indipendentemente dalla festa. Dopo il successo delle elezioni europee, il partito iniziò a cercare nuovi strumenti digitali per connettersi con le persone, quando pensarono a Reddit e videro che qualcuno aveva già creato una pagina. Dopo averlo contattato, gli hanno proposto che la pagina diventasse il “subreddit” ufficiale del partito e che entrasse a far parte del gruppo dirigente.

Figura 2. Schermata di Plaza Podemos con le due proposte più votate il 21 aprile 2015.

Plaza Podemos è stata ufficialmente aperta. il 28 giugno 2014 con una “Conferenza di massa”, in cui l’eurodeputato Pablo Echenique ha risposto alle domande degli utenti. Il thread ha raggiunto 852 commenti e ha segnato l’inizio delle discussioni che si sono svolte da allora in questa piattaforma. In un’intervista condotta a Miguel Ardanuy, responsabile della partecipazione di Plaza Podemos, ha dichiarato: “È possibile che in una prima fase, l’intenzione di Plaza Podemos non sarà vista come uno strumento per fare politica e più come un modo per organizzarsi o discutere, ma alla fine perché non possiamo pensare che si tratti di politica? Al di là della concezione classica del potere istituzionale, il 15-M ha dimostrato che la politica può essere fatta in quadrati. Qualsiasi spazio di incontro, dialogo e dibattito è intrinsecamente politico. Ed è quello chePlaza Podemos sta dimostrando di fare”(El Asri, 2014).

Secondo Erik Martin, direttore generale di Reddit: “Molti politici hanno usato questo strumento prima”, ma Podemos “è il primo partito politico al mondo che utilizza ufficialmente questa piattaforma per ascoltare i cittadini” (Moreno, 2014). In effetti, Reddit aveva stato usato in altre occasioni come strumento di comunicazione politica, come nel caso studiato da Szabo (2013) nella sua tesi di dottorato consistente in “uno studio valutativo sulla copertura di Reddit della campagna elettorale presidenziale americana del 2012”, ma non era mai stato usato come lo spazio online ufficiale di una festa in precedenza.

Plaza Podemos utilizza filtri per classificare i diversi thread del forum sul lato destro dello schermo. Ciascuno di questi filtri corrisponde a diverse categorie dei dibattiti. Alcuni di essi sono generali, come Video, Proposte , Dibattiti / opinioni, notizie, conferenze di massa, Ask Podemos o Plaza Podemos e altri corrispondono a processi specifici e variano nell’arco di volte, come l’Assemblea dei cittadini e la sezione Candidature. Le ates del forum variano in base a ciascuna delle “sezioni”. Ad esempio, la sezione “Conferenza di massa” viene utilizzata per conversare con un membro del partito o un candidato. D’altra parte, la sezione “Video” viene utilizzata per pubblicare video di qualsiasi tipo considerati interessanti. Le caratteristiche delle deliberazioni tenute in ciascuna delle sezioni variano l’una dall’altra, nella misura in cui possiamo affermare che ospitano diversi tipi di deliberazione.

Dai dati generali raccolti da Plaza Podemos il mese della celebrazione dell’Assemblea dei cittadini (novembre 2014), possiamo fare la seguente analisi generale del livello di partecipazione. La seguente tabella 2 mostra la partecipazione a Plaza Podemos per il mese di novembre 2014:

Tabella 2. Figure di partecipazione a Plaza Podemos, novembre 2014.

Fonte: elaborazione propria.

Nel novembre 2014, Plaza Podemos ha ricevuto 280.000 visitatori unici e oltre 2,4 milioni di pagine visualizzate. I thread totali delle diverse categorie sono saliti a 2.720 thread che, tutti insieme, avevano 53.316 commenti19. Vi sono state differenze considerevoli nell’attività di partecipazione registrata in ciascuna delle diverse categorie.

Una classificazione delle diverse categorie può essere fatta sia in base alla loro materia sia alla loro capacità di generare attività, in quanto allineate a tale riguardo. Pertanto, otterremmo la seguente classificazione:

Un primo gruppo di categorie includerebbe gli interventi dei membri chiave del partito e dei principali gruppi di partiti politici e persone o candidati all’interno dei processi di organizzazione interna del partito, comprese le categorie della Conferenza di massa, Assemblea dei cittadini e candidature.

Questa categoria ha avuto un alto livello di partecipazione e dibattito. È importante notare che alcuni dei thread, come le Conferenze di massa, e altri thread proposti dal Team di Partecipazione del partito, sono unici in quanto rimangono “bloccati” (messaggio appiccicoso) sulla prima pagina affinché gli utenti possano guardare costantemente ed eseguono feedback, che influisce sulla crescente attività degli stessi. Sembra essere confermato, secondo quanto affermato da Kies (2010), che un maggiore impatto esterno aumenta la partecipazione. In questo senso, la categoria Conferenza di massa (che ospita la partecipazione di membri chiave e gruppi del partito e anche i candidati) è stata quella che ha registrato l’attività più impegnativa, con la media più alta (45) di commenti per thread e solo 1 di le discussioni non hanno prodotto commenti.

Un secondo gruppo si è concentrato sul rapporto tra gli utenti e la parte, che includerebbe le categorie di proposte, Ask Podemos, Plaza Podemos e Discussioni / Opinioni. Questo gruppo ha presentato un alto livello medio di partecipazione e dibattito, evidenziando la categoria di proposte con 444 discussioni, una media di 23 commenti per discussione e solo l’1,6% delle discussioni senza commenti.

Un terzo gruppo di categorie generali, composto dalle sezioni di video e notizie, con livelli di partecipazione e dibattito notevolmente inferiori. Il 35% dei thread della sezione Video e il 20% dei thread della sezione Notizie non ha generato alcun commento. Inoltre, la media dei commenti per thread era rispettivamente 6 e 10, la più bassa nelle diverse categorie. Nella categoria Notizie, che aveva 471 discussioni, 7 discussioni includevano un numero molto più alto rispetto agli altri (oltre 100) commenti. Questi 7 thread contenevano tutti insieme 1,668 commenti, supponendo che il 35% dei commenti. Dato che notizie politiche di natura molto diversa (non solo su Podemosin questa sezione sono incluse), è interessante notare che questi 7 thread erano tutti collegati a notizie strettamente legate al partito e ai suoi membri, il che suggerisce che le discussioni più attive in questa sezione è quella relativa agli affari interni.

Nella prossima sezione misureremo il grado di deliberazione di Plaza Podemos seguendo i criteri illustrati nella sezione 3.

8.- Valutazione del grado di deliberazione in Plaza Podemos

Come spiegato nella sezione 3, le tre dimensioni richieste per valutare la capacità deliberativa di un forum online erano la dimensione istituzionale, la dimensione comunicativa e la dimensione del risultato o dell’impatto. Abbiamo prima esaminato la dimensione istituzionale, che si riferisce alle principali condizioni strutturali e tecnologiche che aiutano a costruire una deliberazione spaziale deliberativa. Abbiamo studiato attentamente il Plaza Podemos subreddit die la maggior parte dei criteri deliberativi sono soddisfatti. La piattaforma consente la partecipazione asincrona degli utenti. La conversazione è aperta in modo che gli utenti possano contribuire con i loro post in qualsiasi momento (possono trascorrere più tempo a riflettere e giustificare i loro contributi) e i contenuti degli utenti appaiono immediatamente, consentendo l’interazione orizzontale (tra gli utenti) commentando le discussioni e i commenti di altri utenti o votando i loro contributi. C’è una squadra di moderazione sebbene non partecipi ad ogni dibattito. I moderatori normalmente eliminano i commenti che contengono insulti o parole irrispettose, anche se a volte facilitano anche le conversazioni raggruppando le proposte o pubblicando commenti relativi al problema trattato. La piattaforma è suddivisa in diverse categorie e ogni dibattito fa riferimento a un argomento specifico, quindi i compiti di grandi dimensioni sono stati divisi in unità più piccole, che di solito contengono informazioni pertinenti relative a documenti, collegamenti a video esplicativi o articoli.

D’altra parte, l’identificazione dell’utente richiede solo un nome utente (o soprannome) e una password: non è necessario introdurre un indirizzo e-mail o essere registrati come membro della parte. In questo senso, va notato che il processo di registrazione rende molto facile per qualsiasi utente creare profili multipli che potrebbero “distorcere” i voti su una specifica proposta o thread al fine di dargli maggiore visibilità.

Per quanto riguarda il terzo livello, che si riferisce al risultato o alla dimensione dell’impatto, Plaza Podemos può essere percepito come avere un forte impatto esterno, poiché ospita regolarmente dibattiti importanti sull’organizzazione del partito e le politiche pubbliche, è pensato per essere uno spazio per comunicare con il partito membri e consente la presentazione e la deliberazione delle proposte degli utenti che potrebbero essere selezionate per essere votate in un referendum vincolante. Tenendo conto di ciò e al fine di misurare la deliberatività a livello comunicativo, abbiamo scelto la categoria di proposte perché ha probabilmente il più alto impatto diretto sul processo decisionale della parte. L’obiettivo dei dibattiti generati in questa categoria è quello di trovare il sostegno necessario affinché una proposta possa essere votata come “iniziativa del cittadino” in un referendum vincolante per l’intera parte, i cui termini sono specificati nel documento organizzativo della parte come segue20:

1. Raccolta e selezione di proposte: chiunque può presentare una proposta su Plaza Podemos (plaza.podemos.info), in cui gli utenti possono discutere e votare l’iniziativa. Ogni volta che una proposta raggiunge un certo numero di voti positivi (pari allo 0,2% di quelli registrati su Podemos21), la proposta viene inclusa nel portale di partecipazione del partito (participa.podemos.info) con un link in cui il dibattito sulla proposta precedentemente tenuto in Plaza Podemos può essere controllato.

2. Supporto per la proposta: una volta sul portale di partecipazione, chiunque sia registrato su Podemos può supportare la proposta. Quando il 2% degli iscritti dà il proprio supporto alla proposta, viene inviata un’e-mail a tutti gli iscritti annunciandola. Se il 10% delle persone registrate su Podemos o il 20% delle cerchie supportano la proposta entro 3 mesi, passa alla fase successiva.

3. Sviluppo della proposta: l’organizzazione crea un gruppo di lavoro con coloro che hanno inizialmente presentato la proposta e redige il documento finale entro un periodo massimo di un mese. In caso di mancato accordo, vengono presentate entrambe le versioni della proposta, quella iniziale e quella sviluppata dall’organizzazione.

4. Referendum vincolante: la proposta viene quindi pubblicata e messa ai voti sulla piattaforma di voto Agora22. La decisione sarà presa a maggioranza semplice e sarà vincolante e potrà essere modificata solo con lo stesso meccanismo.

Alla data dell’analisi (aprile 2015), sei proposte avevano raggiunto voti sufficienti per essere incluse nel portale di partecipazione23ed erano in procinto di essere votate da coloro che erano registrati su Podemos per diventare oggetto di referendum vincolante . L’analisi deliberativa presentata di seguito si concentra sullo studio del dibattito generato dalle due proposte che hanno precedentemente ottenuto un numero maggiore di voti su Plaza Podemos. Il primo, relativo all’inclusione di un reddito di base universale nel programma del partito per le elezioni generali (con 795 voti) e il secondo mirava a cambiare il sistema di proposte di voto (con 737 voti).

8.1.- proposta basic income

Il thread su reddito di base incondizionato del cittadino è stato pubblicato in Plaza Podemos24 il 10 aprile dal reddito Circolo di base. Questa cerchia è formata da un gruppo di persone, tra cui attivisti del Comitato di promozione dell’iniziativa legislativa popolare sul reddito di base, che hanno chiesto di includere il reddito di base ancor prima che il partito fosse addirittura finanziato.

Nel gennaio 2014 questo Comitato aveva presentato l’iniziativa al Congresso spagnolo, accettato nel marzo 2014, e avviato il processo per ottenere le 500.000 firme in un periodo di nove mesi, necessario affinché la camera bassa potesse discutere la proposta. Dopo il periodo stabilito, l’iniziativa legislativa per il reddito di base si è conclusa senza abbastanza firme (185.000) per andare al Parlamento.

Lo scopo della proposta pubblicata su Plaza Podemos era di tenere un referendum per l’inclusione del reddito di base del cittadino incondizionato nel programma elettorale del partito per le elezioni generali del 2015 secondo un documento preparato dal Basic Income Circle. Il documento presentato è stato il risultato dell’attività dei gruppi di lavoro attraverso assemblee e diversi spazi online, compresi i social network come Twitter e Facebook, prima di essere pubblicato per la votazione su Plaza Podemos, e sottolinea che in ogni caso potrebbe essere attribuito a una politica ufficiale del partito . La proposta del reddito di base, con 795 voti, ha generato un totale di 470 posti in Plaza Podemos, suddivisi in 146 discussioni iniziali e 324 commenti.

Figura 3. Una sezione di un thread della proposta Reddito di base su Plaza Podemos. 23 aprile 2015.

 

Procediamo con la valutazione della capacità deliberativa della comunicazione sviluppata nella proposta.

Parità di discorso. Sono stati quattro gli utenti che hanno contribuito con oltre 20 post, per un totale di 119 post, il 25% delle voci totali. Sebbene questa situazione possa essere vista come concentrazione del discorso, l’elevata partecipazione di questi utenti è allineata alle conversazioni con un numero maggiore di thread, in cui gli utenti hanno espresso la loro opposizione alla proposta. Questi thread hanno generato ricchi dibattiti tra coloro che sono contrari alla proposta e altri partecipanti, portando a discussioni con un alto livello di pensiero razionale e dialoghi civici e costruttivi, cercando di discutere dettagliatamente ciascuno dei punti di vista sotto costante riflessività. I colloqui rappresentano una ricca riflessione sui diversi punti di vista sui problemi di attuazione della proposta di reddito di base incondizionato.

Reciprocità. Dei 146 thread avviati, 62 di essi (42%) hanno generato almeno un commento e 27 (18%) hanno generato tre o più commenti.

D’altra parte, e tenendo conto del fatto che 60 dei thread avviati si riferivano esclusivamente al voto sulla proposta (a volte usando solo un segnale “+1” o “Ho votato”) o al processo di partecipazione, possiamo dire degli 86 thread che hanno presentato considerazioni reali sul problema in esame, il 72% ha generato almeno un commento e il 31% tre o più commenti.

Inoltre, nove sui thread avevano più di 10 commenti e tre di loro avevano più di 30 commenti. Di quest’ultimo, un thread ha generato 42 commenti (il 13% di tutti i commenti del dibattito) e ha coinvolto 13 utenti. Questa analisi riflette un alto livello di reciprocità e partecipazione, in cui alcuni dei partecipanti dimostrano una vasta conoscenza su questioni legali e fiscali, creando un ricco dibattito basato su esempi, cifre e risorse informative.

Giustificazione. Di tutte le voci, 364 (77%) erano giustificate da argomentazioni. La maggior parte delle giustificazioni – 172 (48%) – erano interne (riferendosi a esperienze o argomenti personali), mentre i restanti 144 (39%) presentavano argomenti basati su calcoli e riferimenti a punti specifici del documento della proposta. Inoltre, 48 voci (13%) avevano almeno un collegamento a fonti e articoli esterni. I collegamenti includevano diversi video di YouTube che parlavano del reddito di base, come il documentario tedesco-svizzero “Il reddito di base, un impulso culturale25, che è stato “utilizzato come base per la discussione in numerosi gruppi durante il periodo della petizione svizzera per un Il reddito di base da includere nella Costituzione era in corso26”.

Riflessività. Sei utenti hanno espressamente espresso un cambiamento o una modifica della loro opinione sul reddito di base. Uno degli utenti ha espresso un cambiamento di opinione dalla conversazione generale, decidendo di votare in favore della proposta.

Civiltà. Il dibattito ha avuto tre commenti che possono essere considerati irrispettosi ma, in tutti i casi, i commenti non hanno infiammato il dibattito, portando invece a una risposta giustificata.

Anche se la maggior parte degli interventi erano a favore di Universal Basic Proposta di reddito inclusa nel documento, c’erano anche utenti che erano contrari alla proposta, giustificando la loro opinione e offrendo ragioni diverse. la proposta includeva l’idea che, a causa del carattere universale del reddito di base, molte persone avrebbero lasciato il lavoro e avrebbero imparato a vivere a basso reddito. Altri utenti hanno fatto riferimento a un sondaggio online27 lanciato in Spagna in cui solo il 26,4% ha dichiarato che il reddito di base è veramente universale, rispetto al 57% che lo ha ritenuto adatto solo a coloro che non hanno alcun reddito o sono al di sotto della soglia di povertà anche se avevano una sorta di reddito. Alcuni utenti credevano che se la proposta fosse stata inclusa come tale nel programma elettorale del partito, ciò avrebbe avuto un impatto negativo sui risultati elettorali del partito e “avrebbe escluso direttamente una possibile vittoria per Podemos“.

D’altro canto, alcuni degli utenti a sostegno della proposta lo hanno fatto con la premessa che dovrebbe essere solo parte di un processo più ampio, incluso nel programma “come referendum per tutti i cittadini di decidere una volta che siamo al governo e proponiamo il plurale dibattiti televisivi su dove dovrebbe essere spiegato in dettaglio al fine di valutarne i benefici e i possibili svantaggi “, mentre altri hanno richiesto un documento che spiegasse la proposta in modo più comprensibile per tutti.

8.2. la proposta per migliorare il sistema di registrazione 

il la proposta di migliorare il sistema di registrazione e rafforzare la reale partecipazione a Podemos28, con 737 voti, si basava sul presupposto che “molte persone registrate su Podemos non vogliono più partecipare o si sono registrate ma non hanno mai votato, e tha che influisce negativamente sulla partecipazione del resto “29. Per far fronte a questa situazione, l’iniziatore della proposta ha suggerito “il censimento dovrebbe essere aggiornato creando uno dei profili inattivi, con tutti quegli iscritti che non usano il loro profilo per quattro mesi (cioè” che non hanno inserito il loro nome utente personale nel portale di partecipazione “). Secondo la proposta, il censimento dei profili inattivi non dovrebbe essere preso in considerazione nel calcolo delle soglie dei vari processi interni di Podemos. Il censimento sarebbe diviso tra profili attivi e non attivi, con solo il primo utilizzato per calcolare le soglie necessarie per implementare processi come Iniziative per i cittadini, processi di revoca o la richiesta di consultazioni da parte degli ambienti. Qui mostriamo una parte di uno dei thread:

Figura 4. Una sezione di un thread della proposta sull’aggiornamento del sistema di registrazione su Plaza Podemos. 23 aprile 2015. 

 

La proposta ha generato un totale di 243 post in Plaza Podemos, suddivisi in 119 discussioni iniziali e 124 commenti.

Parità di discorso. Uno degli utenti ha contribuito al dibattito con 49 voci (nove discussioni e 39 commenti), che rappresentano il 20% delle voci totali. La maggior parte di queste voci consisteva nell’incoraggiare altri utenti a votare a favore della proposta o nell’annunciare il numero di voti ricevuti. Il secondo utente con più commenti, 15 post (6% del totale) è stato l’autore della proposta, il che sembra logico poiché ha risposto ad alcune domande relative ad essa fatte da altri utenti.

Reciprocità. 49 discussioni (41%) hanno generato almeno un commento e 29 di esse (24% del totale delle discussioni) hanno portato a tre o più commenti. Quindi possiamo considerare che c’era un notevole livello di reciprocità.

Giustificazione. La discussione ha avuto un alto livello di giustificazione. Di tutte le voci, 145 (60%) sono state eseguite in modo giustificato. Le giustificazioni erano principalmente interne -101 (70%) -, riferite alle esperienze personali; il restante 33 (23%) faceva riferimento a fatti esterni e 11 di essi (7%) avevano anche un collegamento a documenti o articoli esterni diversi.

Riflessività. Un utente ha espresso un cambiamento di opinione sulla proposta dalla conversazione generale, decidendo di votare a favore di essa.

Civiltà. Il dibattito non ha avuto commenti irrispettosi. Come discusso per il thread precedente, nelle occasioni in cui si è verificato un disaccordo con la proposta, gli utenti hanno mostrato la loro disapprovazione nel rispetto della posizione degli altri partecipanti.

Il fatto che l’utente che ha presentato la proposta non abbia precedentemente partecipato a Plaza Podemos ha suscitato sospetti tra alcuni utenti, ma in seguito ha accettato la sua giustificazione perché partecipa ad altre aree del partito.

Alcuni utenti che non erano d’accordo con la proposta hanno suggerito altri modi per migliorare la partecipazione, dando vita a un ricco dibattito sui canali di partecipazione stabiliti dalla parte e su come migliorarli. Un altro sotto-dibattito si è concentrato sul modo migliore per tenere il conto di quelli registrati nella parte, mettendo in discussione l’attuale processo di registrazione della parte. Alcuni utenti hanno suggerito che dovrebbe essere obbligatorio inviare una copia del documento di identità nazionale spagnolo per registrarsi, e altri utenti hanno proposto di includere una tariffa mensile minima (di 1 €) in quanto ritengono che il processo attuale sia troppo facile per considerare una persona far parte di Podemos.

9.- Organizzazione interna di Barcelona en Comú

L’organizzazione interna di Barcellona en Comú iniziato con diverse commissioni tecniche e le aree tematiche e con tre portavoce. A poco a poco sono stati creati gruppi aperti nei quartieri o distretti di Barcellona in collaborazione con le associazioni civiche e le organizzazioni locali. La struttura interna è stata sostanzialmente costruita dalle prime commissioni, dai gruppi di nieghborhood e dai fondatori che hanno redatto una proposta di organizzazione interna che viene attualmente applicata. Tuttavia l’obiettivo è quello di variare e adeguare la struttura ai cambiamenti e necessità di fronte al partito, e le proposte e suggerimenti da parte delle persone coinvolte nel progetto30.Forse per questo motivo, il documento organizzativo è una proposta e non è stato sottoposto a votazione. Questa struttura è mostrata nel seguente diagramma:

Figura 5. Organizzazione interna di. Barcelona en Comú

Fonte: elaborazione propria basata sul documento organizzativo31. Fonte: elaborazione propria basata sul documento organizzativo31.

Barcellona e Comú Gruppi di quartiere. Sono spazi della dimensione del quartiere o del distretto in cui tutti possono partecipare e assistere alle riunioni proposte. Questi gruppi sono organizzati in assemblee aperte e autogestite, ma le loro funzioni e capacità decisionali sono limitate: devono incontrare la realtà e il tessuto sociale del territorio in cui sono inquadrati.

Coordinatori di vicinato. Questa squadra è composta da due persone per ogni Barcellona e Comú gruppo di quartiere di. Sono spazi per facilitare, supportare e coordinare idi Barcellona e Comú gruppi di quartiere. Dovrebbero essere spazi proattivi e di brainstorming per lo sviluppo di diagnosi e proposte di programmi incentrati sui problemi dei quartieri. Sono il legame tra i distretti e la Plenaria, attraverso il quale circolano diagnosi, proposte e consultazioni.

Commissioni tecniche. Sono aree di lavoro in cui vengono svolti i compiti specifici essenziali per il funzionamento quotidiano di Barcellona in Spagna . Ogni comitato definisce il numero dei loro membri, il loro profilo e l’organizzazione interna (sottocomitati, ruoli, gruppi di lavoro …).

Aree o assi tematici. Sono spazi di incontro e partecipazione per entità e individui collegati a diverse aree tematiche. In questo senso, non sono Barcellona e Comù spazi esclusivi di, ma il loro ruolo principale è quello di proporre e validare i contenuti di Barcellona e di Comú, le diverse questioni importanti per Barcellona e di identificare proposte per un programma futuro. Attualmente ci sono le seguenti aree: salute, istruzione, occupazione, precarietà, disuguaglianza e povertà, economia e ambiente della città, alloggio e sviluppo urbano, migrazione, genere e diversità sessuale, società dell’informazione, cultura, governance locale, trasparenza e partecipazione, sicurezza e diritti civili.

Gruppo di coordinamento generale. È il consiglio di amministrazione. Supervisiona lo sviluppo del partito (strategia, tabella di marcia, programma generale, analisi della situazione attuale, ecc.) E coordina i diversi aspetti della struttura organizzativa. È composto da tre portavoce e dal loro team di supporto, due persone per ciascuna delle commissioni tecniche e altre persone che fanno parte dei gruppi di lavoro (commissioni tecniche o aree tematiche) e occasionalmente da persone invitate dallo stesso gruppo di coordinamento.

La Plenaria è lo spazio di aggregazione per prendere le decisioni importanti di Barcellona in Comú, in particolare per quanto riguarda le decisioni strategiche e l’organizzazione interna. È aperto a tutti i membri delle Commissioni tecniche e non alle aree tematiche, agli spazi di coordinamento del vicinato, al gruppo di coordinamento generale, ai primi firmatari del manifesto32e a coloro che sono stati esplicitamente proposti dall’intero gruppo di coordinamento generale.

10.- La mappa della deliberazione online-offline e della partecipazione a Barcellona en Comú.

L’organizzazione ha tenuto tre processi online collaborativi e partecipativi dalla sua creazione fino a maggio 2015, tutti attraverso lo strumento software gratuito DemocracyOS: l’elaborazione del codice etico del partito, il programma municipale e una serie di richieste dei cittadini per ogni distretto e quartiere.

1) L’elaborazione del codice etico del partito. Il processo attorno a un codice etico (inteso come un contratto con la cittadinanza) è iniziato con un documento redatto in collaborazione con le diverse forze politiche che formano la confluenza e successivamente è stato presentato in un seminario-conferenza. Durante la conferenza, è stato avviato un processo partecipativo attraverso lo strumento DemocracyOS, generando un dibattito tra ciò che veniva detto durante la riunione e il processo che si svolgeva sulla rete. La sintesi di questi contributi33 è stata infine convalidata da circa 1.000 persone.

2) Il programma comunale. Per l’elaborazione del programma comunale, l’organizzazione ha lavorato per circa 5 mesi in 13 gruppi tematici attraverso incontri fisici e sessioni di lavoro. I documenti risultanti da questi gruppi di lavoro sono stati sottoposti a un processo di partecipazione digitale aperto a tutti i cittadini. Di conseguenza, è stato ottenuto un “mandato dei cittadini”. Il risultato sono state 40 misure prioritarie divise in 4 blocchi, che costituiscono il nucleo del programma di Barcellona en Comú. Nella prossima sezione analizzeremo il livello di deliberazione di questo processo.

3) Una serie di richieste dei cittadini per ogni distretto. Parallelamente all’elaborazione del programma elettorale per le elezioni locali, vi è stato un processo per raccogliere richieste, diagnosi e proposte per ciascuno dei distretti e dei quartieri. Questo processo, tenuto anche attraverso DemocracyOS, consisteva in diversi spazi online divisi per i quartieri in cui le persone sollevavano ed elaboravano proposte che saranno incluse nel futuro programma di azione municipale e programma di azione distrettuale, se il partito ottiene finalmente la rappresentanza elettorale.

11.- Valutazione del grado di deliberazione nella preparazione del programma municipale di Barcellona En Comú

Il processo di partecipazione online per la preparazione deldi Barcellona En Comú programma municipaleè stato diviso in due fasi. La prima fase consisteva nel contributo al documento di misure urgenti (precedentemente redatto dalle aree tematiche dell’organizzazione) attraverso lo strumento online DemocracyOS, in cui le proposte erano divise in 4 blocchi. Le persone sono state in grado di sviluppare nuove proposte e migliorare quelle incluse nel documento iniziale. La seconda fase consisteva nella definizione delle priorità delle proposte. Le proposte derivanti dalla prima fase sono state incluse nello strumento di voto di Agora in modo da poter dare la priorità ai cittadini attraverso il voto.

Lo sviluppo online del programma elettorale locale di Barcelona En Comú, realizzato attraverso lo strumento DemocracyOS, mirava a valutare e discutere un documento o una proposta. Con questo strumento online, gli utenti possono modificare il testo originale e anche dare nuove proposte su cui è possibile votare e ricevere commenti dal resto della comunità. Nella pagina successiva c’è un’immagine dello strumento DemocracyOS per Barcelona En Comú.

Figura 6. Schermata dello Barcelona En Comúspazio online diper la preparazione del programma elettorale, 20 aprile 2015.

Lo strumento è stato diviso in due aree: la prima (area delle modifiche) consente di scrivere annotazioni sul documento precedentemente sviluppato al fine di includere miglioramenti specifici, facendo clic sull’area sul lato destro di ciascuno dei paragrafi. Nella seconda area, o nuove proposte, collocata in fondo al documento, i partecipanti potrebbero presentare nuove proposte da includere nel programma.

Seguendo il quadro stabilito nella sezione 3, abbiamo analizzato la capacità deliberativa di questo processo per la configurazione finale del programma elettorale, che si svolge attraverso DemocracyOS. Come abbiamo spiegato nella sezione 3, sono necessarie tre dimensioni per valutare la capacità deliberativa di un forum online: la dimensione istituzionale, la dimensione comunicativa e la dimensione del risultato o dell’impatto.

Abbiamo prima esaminato la dimensione istituzionale, integrando le condizioni strutturali e tecnologiche che consentono la deliberazione. Possiamo affermare che la piattaforma DemocracyOS, come nel caso di Reddit, utilizzata da Podemos, soddisfa le condizioni considerate poiché consente la partecipazione asincrona degli utenti, la comparsa immediata dei commenti degli utenti e fornisce l’interazione orizzontale commentando altri discussioni e commenti degli utenti o votazione dei loro contributi. Il processo ha avuto moderatori che hanno facilitato le discussioni inserendo le proposte o i miglioramenti nelle sezioni appropriate, raggruppando proposte simili ed eliminando i commenti ripetuti, offensivi o inappropriati. I documenti sulla piattaforma includevano informazioni altamente pertinenti in quanto costituivano tutte le proposte per il programma elettorale. L’attività è stata suddivisa in quattro blocchi tematici (che verranno spiegati in seguito), quindi i grandi compiti sono stati suddivisi in unità più piccole. L’identificazione degli utenti è stata effettuata utilizzando il nome e il cognome dei partecipanti, facilitando la qualità del dibattito.

Per quanto riguarda la terza dimensione per verificare la capacità deliberativa di un forum online, il processo e lo spazio esaminati hanno un impatto esterno importante in quanto mirano alla definizione finale del programma elettorale. Cioè, le proposte del partito e i contributi forniti attraverso la piattaforma miravano ad essere inclusi (dopo essere stati votati) nel programma elettorale del partito.

Lo sviluppo del programma elettorale è iniziato con 44 azioni prioritarie in quattro blocchi (realizzati da commissioni e gruppi tematici dell’organizzazione) ospitati nello strumento. Lo scopo del processo (che era aperto per 12 giorni) era di modificare le 44 azioni prioritarie incluse in quattro documenti e generare 16 nuove proposte dalla cittadinanza. Con le 16 proposte di città più votate, ci sono state 60 proposte finali, che sono state assegnate le priorità dallo strumento di voto di Agora in una fase successiva. Gli utenti possono quindi registrarsi e votare per il programma finale. A supporto del processo, sono stati stabiliti diversi punti della città in cui la votazione ha avuto luogo tramite laptop e tablet. Di seguito, c’è un diagramma di flusso del processo:

Figura 7. Fasi e risultati del processo online per la deliberazione e la votazione deldi Barcellona e Comúprogramma elettorale comunale.

Fonte: elaborazione propria.

Le proposte sono state divise in quattro blocchi tematici: (1) “Emergenza sociale: per una Barcellona che affronta l’emergenza sociale e garantisce un tenore di vita minimo per tutti”; (2) “Cambiamenti strutturali: per una Barcellona più giusta, che genera occupazione dignitosa e difende ciò che è pubblico e comune”; (3) “Una Barcellona più umana: per una Barcellona più umana, che si prende cura della sua gente e il ambiente”; (4) “Apriamo le istituzioni: una Barcellona che restituisce potere e capacità di decidere al popolo”.

Il processo online ha coinvolto un totale di 181 persone. 120 erano uomini (77%) e 60 donne (33%)34. Sono state generate 563 voci, suddivise in 392 discussioni iniziali e 171 commenti.

Si procede quindi a valutare l’applicazione dei criteri deliberativi che caratterizzano la comunicazione su questo spazio online:

Discorso uguaglianza. La partecipazione degli utenti al dibattito è stata equamente distribuita, sebbene tre di loro abbiano contribuito con un totale di 59 post, che rappresentano il 10% delle voci totali.

Reciprocità. Dei 392 thread avviati in totale (sia nell’area di modifica che nell’area delle nuove proposte), 92 di essi (23%) hanno generato almeno un commento, sebbene solo 45 discussioni (11%) abbiano generato tre o più commenti. La parte relativa alla modifica dei documenti ha generato un totale di 50 discussioni e 73 commenti (quasi 1,5 commenti per discussione) riguardanti la realizzazione, l’arricchimento e il miglioramento nella stesura delle diverse proposte. Il motivo per cui l’area degli emendamenti ha generato un elevato numero di commenti in merito ai thread iniziali è che questa attività è sostanzialmente focalizzata sulla proposta presentata e non tanto sui thread in particolare. È importante sottolineare che nessuno dei commenti espressi ha mostrato disaccordo con nessuna delle parti delle proposte. Nella sezione riservata alle nuove proposte, sono state presentate 342 nuove proposte, ottenendo 98 commenti. 63 proposte (18%) hanno generato almeno un commento, molte delle quali orientate all’estensione o ai dettagli della proposta. In questa sezione, e dai quattro blocchi che dividono il programma, la terza sezione “Per una Barcellona più umana” ha generato la maggior parte delle attività, con un totale di 125 discussioni, di cui 33 (26%) hanno iniziato almeno un commento, risultando in un totale di 60 commenti.

Giustificazione. Nell’area delle nuove proposte, vi erano un totale di 440 proposte e commenti ad esse associati, 288 (65%) sono stati supportati con argomenti o almeno menzionato il problema da migliorare, quindi si può ritenere che il processo avesse un alto livello di giustificazione. La maggior parte di queste giustificazioni -202 (70%) – erano supportate da argomentazioni personali o interne, sebbene fossero anche giustificazioni esterne, riferite ripetutamente ad esempi o casi riguardanti la città e le sue istituzioni -86 (30%) -, alcune di esse ( 16%) con collegamenti esterni a documenti o siti Web di diverse organizzazioni. Dei 98 commenti indirizzati alle nuove proposte, 89 di questi (91%) erano volti a migliorare, estendere o specificare le proposte generate dagli utenti, quindi possiamo dire che l’intenzione dei partecipanti era principalmente focalizzata sul contributo costruttivo allo sviluppo del programma.

Civiltà. Il processo si è svolto nel totale rispetto degli altri partecipanti, con una totale assenza di incivilità o insulti.

Riflessività. La misura in cui i partecipanti hanno presentato commenti contrari alle proposte fatte da altri utenti era molto limitata e non ha generato dibattiti che hanno portato a un cambiamento di opinione, quindi possiamo affermare che c’era un basso livello di riflessività. In quei casi (solo 4 delle voci) in cui ci sono stati punti di vista opposti (relativi alla legalizzazione della prostituzione, una metropolitana gratuita, l’uso di armi da parte della polizia locale della città o l’uso di diverse app per la partecipazione), i partecipanti hanno espresso il loro punto di vista è vigoroso e motivato, ma non è riuscito ad avviare un ricco dibattito. D’altra parte, alcune delle proposte (anche se solo quattro in totale) hanno ricevuto voti negativi, che possono anche essere considerati un modo per mostrare disaccordo.

In conclusione, possiamo sostenere che il processo era orientato al miglioramento delle proposte di partito già determinate e alla generazione di nuove proposte dalla partecipazione individuale delle persone interessate. Gli argomenti erano solidi e hanno effettivamente migliorato la qualità delle proposte in generale. I cittadini partecipanti hanno mostrato un comportamento partecipativo piuttosto civile in ogni momento. Tuttavia, i livelli di reciprocità e riflessività erano molto bassi, poiché non c’erano abbastanza conversazioni tra i partecipanti orientati a discutere le diverse proposte da diversi punti di vista, probabilmente perché la maggior parte del dibattito si era svolto in precedenti riunioni e seminari di persona in cui i 44 sono state stabilite proposte o priorità iniziali.

12.- Discussione e conclusioni 

I processi partecipativi e deliberativi di entrambe le parti studiati nel presente documento mostrano che è possibile creare spazi online delle parti che siano aperti, inclusivi, su larga scala e con un impatto rilevante sul processo decisionale delle parti . Il design istituzionale di entrambi gli spazi online (Plaza Podemos basato su Reditt e la preparazione deldi Barcellona en Comúprogramma municipalebasato su DemocracyOS) soddisfa bene i criteri strutturali e tecnici per favorire la deliberazione, compilato da Kies (2010) e Friess & Eilders (2014), che sono: inclusione, comunicazione asincrona, visibilità dei contenuti, moderazione, divisione del lavoro in unità più piccole, informazioni pertinenti e interazione orizzontale. Per quanto riguarda i criteri di identificazione, nello di Barcelona en Comú i spazio onlinecittadini devono identificarsi con nome e cognome, che sono considerati per garantire la qualità della deliberazione e più civiltà, ma nel caso di Plaza Podemos, è possibile entrare solo con un soprannome.

L’inclusività o l’inclusione di questi due spazi è molto elevata a livello tecnico poiché tutti possono partecipare solo con un nome completo o un soprannome, in modo che chiunque possa partecipare attivamente o passivamente. Tuttavia, sembra che il genere non sia distribuito uniformemente, con una partecipazione molto più frequente da parte degli uomini, comeil conteggio di uomini e donne nello Barcellona En Comú dimostraspazio online di. Il ruolo dei moderatori nei thread e nelle proposte non era invadente e hanno preso parte a pochissime occasioni. Moderazione, registrazione e identificazione non ostacolano questi due spazi per promuovere la partecipazione inclusiva (Kies, 2010).

In ogni caso, entrambe le parti stanno cercando di mantenere i principi fondamentali molto presenti nel movimento 15-M: inclusività, apertura e ampia partecipazione della cittadinanza. Come abbiamo spiegato, chiunque può facilmente registrarsi online o offline35 come membro del partito e partecipare a decisioni importanti, come le primarie o il contenuto del programma elettorale. Inoltre, le parti sono formate alla base da circoli o gruppi di quartiere e da commissioni e piattaforme tematiche, in cui chiunque può avere voce e voto, sia che si tratti di un membro registrato o meno. Rispetto al principio di partecipazione, tre aspetti meritano attenzione: i circoli, i gruppi e le commissioni alla base lavorano e prendono decisioni autonomamente; un’assemblea generale formata dai membri del partito36 prende le decisioni più importanti (cioè gli statuti); vi sono piani di consultazione (es. referendum) e di canalizzazione delle proposte di ogni singolo membro e, in generale, di importanti decisioni che interessano il partito (es. accordi elettorali, politiche pubbliche e posizionamento politico).

In termini di impatto esterno e influenza dei due spazi online analizzati, possiamo concludere che è molto elevato poiché su entrambi gli spazi le proposte con più voti sarebbero accettate dal partito come parte del programma. Questo è, probabilmente, un incentivo molto significativo a partecipare e deliberare (Kies, 2010).

In relazione alla qualità deliberativa della comunicazione e del discorso su Plaza Podemos e sulladi Barcellona En Comú piattaformaper la preparazione del programma comunale, abbiamo esaminato attentamente il contenuto delle discussioni dalle proposte e dagli emendamenti ma non abbiamo effettuato sondaggi o -interviste approfondite con i partecipanti al fine di valutare i migliori criteri comunicativi come la riflessività, la pluralità o la sincerità (vedi tabella 1). Tuttavia, riteniamo che l’analisi del contenuto effettuata sia sufficiente per determinare un quadro chiaro del livello di raggiungimento della maggior parte dei criteri37.

Per quanto riguarda Plaza Podemos, l’esame delle due proposte più importanti discusse mostra un alto livello di uguaglianza, reciprocità, giustificazione e civiltà del discorso. Sebbene ci siano utenti ripetuti che concentrano circa 1/4 delle discussioni e dei commenti, ciò è dovuto al fatto che sono i promotori delle discussioni e le loro spiegazioni e risposte corrispondenti ad altri utenti. La maggior parte delle conversazioni ha mostrato più fonti di informazione basate su diversi punti di vista. Inoltre, sono state discusse possibili soluzioni e alternative ai problemi e alle politiche presentate. Nonostante questi risultati, il livello di riflessività è molto basso, poiché pochissimi utenti hanno espresso un cambiamento di opinione o posizione. Inoltre, il contenuto di molti commenti si riferisce alla direzione del loro voto o per incoraggiare altre persone a votare, ma non tanto a discutere.

Nel caso di Barcellona nellapiattaforma DemocracyOS di Comú e tenendo conto del fatto che gli obiettivi consistevano nel presentare emendamenti e nuove proposte al programma elettorale, nella maggior parte dei casi i cittadini si sono limitati a presentare proposte o correzioni senza mettere in discussione gli altri partecipanti o stimolare il dibattito tra di loro. Il processo ha generato un’attività più “aggregativa” o “competitiva”, basata sulla formulazione di proposte per le quali è stato votato, piuttosto che interrogare o migliorare razionalmente attraverso la deliberazione.

Vi è anche una notevole assenza di conflitto, che spesso funge da innesco per il dibattito (Gutmann & Thompson, 2004). Tutta quella situazione ha prodotto un basso livello di reciprocità e riflessività, sebbene la giustificazione e la civiltà fossero molto alte. Inoltre, in termini di caratteristiche del design, due dimensioni avrebbero potuto minare il livello di deliberazione: in primo luogo, sebbene le proposte fossero divise in blocchi, gli argomenti erano probabilmente troppo ampi e, in secondo luogo, la discussione online era aperta solo per 12 giorni, che è un tempo limitato per ampie discussioni. Tuttavia, dovremmo considerare che le linee principali e le proposte iniziali per il programma comunale erano già state discusse da gruppi tematici, gruppi di quartiere e in diversi seminari, e questo spazio di discussione online era aperto ad altre singole proposte e incoraggiato una deliberazione aperta con la cittadinanza . Tutti i processi online condotti finora da Barcelona En Comú consistono sempre in una combinazione di partecipazione offline e online che deve essere considerata complementare.

I processi online analizzati sono stati progettati per essere sia spazi partecipativi che deliberativi. Pertanto, sono un mix di deliberazione di diverse proposte che vengono votate allo stesso tempo. Questa “dualità procedurale” a volte sembra ostacolare o complicare il processo che spesso tende ad aumentare i contributi degli utenti a una delle due pratiche (puramente deliberativa o partecipativa). Ad esempio, nel caso di Plaza Podemos, un numero elevato di partecipanti ha fornito contributi solo per comunicare di aver votato a favore della proposta o per incoraggiare altri a votare per essa senza fornire alcuna giustificazione e senza aggiungere quindi al processi. In effetti, una volta che il processo ha ottenuto i voti necessari affinché la proposta passasse alla fase successiva, la partecipazione è stata drasticamente ridotta e alla fine non ha generato ulteriori contributi, anche quando il filo è rimasto aperto. Paradossalmente, il processo sembra talvolta riflettere che è proprio l’obiettivo di ottenere il numero necessario di voti che ha incoraggiato l’espressione di argomenti a favore e contro la proposta.

Nel caso di Barcelona En Comú, i posti non hanno mostrato molta concorrenza per i voti, ma le proposte e gli emendamenti non sono stati ampiamente discussi, sebbene i promotori abbiano fornito giustificazioni e ragionamenti sufficienti. Sembra che un design misto di uno spazio online potrebbe inclinarsi verso il lato competitivo della partecipazione e, quindi, forse sarebbe un’idea migliore separare i processi passo dopo passo. Ciò avviene di solito in grandi processi partecipativi e deliberativi che seguono un percorso sequenziale senza mescolare le due pratiche come Fishkin (2011) ed Elster (2013) hanno proposto di partecipare e deliberare riforme costituzionali e politiche pubbliche (Balcells & Padró-Solanet, 2015).

Fishkin (2011: 248) mette in guardia sul cosiddetto trilemma democratico se l’obiettivo è quello di costruire una vera organizzazione o un processo democratico. Il trilemma democratico afferma che è difficile realizzare allo stesso tempo i tre principi interni alla progettazione delle istituzioni democratiche a livello di massa; si tratta di uguaglianza politica, partecipazione di massa e deliberazione. Gli sforzi per realizzare qualsiasi due renderanno difficile il terzo e la nuova organizzazione deve tener conto di questo difficile compromesso. Come abbiamo visto, entrambe le piattaforme online hanno avuto problemi nello svolgimento di votazioni e deliberazioni allo stesso tempo, ma anche per realizzare importanti aspetti dell’uguaglianza, proporzioni simili di uomini e donne che prendono parte o pluralità di opinioni e ideologie. Il fatto che le discussioni siano condotte all’interno di uno spazio promosso da un particolare partito, che assume una particolare ideologia, può ostacolare la diversità degli interventi, che potrebbe minare la pluralità del dibattito (Hendriks, Dryzek & Hunold, 2007).

Questi nuovi partiti stanno iniziando ad affrontare alcuni dilemmi e problemi al fine di trovare un equilibrio tra partecipazione diffusa ed efficacia nei periodi elettorali, dal momento che nel 2015 ci sono imminenti elezioni locali e generali e anche elezioni per la maggior parte delle Comunità autonome. Podemos ha sofferto di diversi problemi in relazione al sistema di registrazione online semplice ma non molto sicuro, agli errori nella lista dei membri registrati e all’intrusione degli elettori di destra organizzati in alcune primarie (Alvarez, 2015; Gil, 2015). Inoltre, alcuni membri attivi provenienti dal movimento 15-M stanno già mettendo in discussione il diritto di voto su iniziative interne di membri registrati ma passivi. Come abbiamo studiato, la proposta di limitare il diritto di voto a un’iniziativa dei cittadini a Podemos è attualmente la seconda più sostenuta. Ci sono anche lamentele per la mancanza di controllo della proliferazione in tutto il territorio spagnolo dei circoli auto-organizzati che possono essere in contraddizione con gli obiettivi del partito. Inoltre, stanno emergendo gruppi e fazioni opposte e il Segretario Generale, Pablo Iglesias, e il Consiglio Direttivo (Consiglio dei Cittadini) sono stati pesantemente criticati per aver promosso candidature “ufficiali” per primarie locali e regionali e per aver modificato alcune regole elettorali senza consultazione (Gil, 2015).

Tutti questi problemi indicano la tensione tipica di un nuovo partito proveniente da un movimento popolare tra apertura e vicinanza (Goldstone, 2003; Jiménez, 2005). Apertura per avere un’ampia base popolare, riunendo le affermazioni anti-austerità e anticorruzione in precedenza inaudite e discutendo e votando liberamente sulle questioni di interesse comune, ma abbastanza vicinanza e gerarchia per avere una struttura efficiente, un rapido processo decisionale e votazione e premi per i membri più attivi. Questa è una preoccupazione esplicita, ad esempio, di Barcelona En Comú, quando nel documento organizzativo si afferma chiaramente che vogliono trovare un equilibrio tra orizzontalità ed efficacia38. Inoltre, la stretta agenda elettorale ha portato a processi che sono durati per un breve periodo e non hanno fornito la necessaria tranquillità per la deliberazione.

Entrambe le parti riconoscono che i processi deliberativi e partecipativi interni impiegati implicano un’alta sperimentazione di nuove pratiche democratiche che dovrebbero fornire lezioni su come rimuovere le barriere e favorire il dialogo tra cittadini e istituzioni politiche e su come indurre una “alfabetizzazione partecipativa” tra i cittadini39. struttura organizzativa di entrambe le parti sarà inoltre sottoposto ai futuri cambiamenti e aggiustamenti, come hanno riconosciuto nei loro documenti interni40.

Nonostante tutti i miglioramenti necessari, del funzionamento e dei risultati delle piattaforme online studiati qui dimostrano che la deliberazione autogestita tra i cittadini è possibile e che una maggiore partecipazione e deliberazione dei cittadini online sembrano possibili con una progettazione adeguatamente pianificata. La tecnologia è disponibile e ci sono cittadini disposti a essere coinvolti, ma i nuovi partiti dovrebbero progettare attentamente questi processi al fine di coinvolgere una maggiore pluralità di persone e trovare un equilibrio tra il diverso affittare logiche di voto e deliberazione.

Come afferma Steiner (2012: 3), seguendo Jane Mansbridge, il modello deliberativo di democrazia è di solito costruito come un regolamento ideale, che “è irrealizzabile nel suo pieno stato ma rimane un ideale al quale, a parità di condizioni, una pratica dovrebbe essere giudicata avvicinandosi più o meno da vicino …. uno standard con cui possiamo confrontarci, giudicarci e quindi migliorare noi stessi, anche se non potremo mai raggiungere lo standard.

Note:

1 Conosciuto anche come Indignados.

2 http://www.abc.es/espana/20150507/abci-barometro-elecciones-201505071118.html

3 http://www.btv.cat / btvnoticies / 2015/05/07 / colau-enquesta-cis-eleccions / o http://www.lavanguardia.com/local/barcelona/20150503/54431004786/encuesta-feedback-elecciones- barcelona.html

4 Vedi la “Guida rapida per l’attivazione di assemblee popolari” (Guía rápida para la dinamización de asambleas populares) pubblicata dal popolo campeggio in Plaza del Sol (acampadasol) http://madrid.tomalaplaza.net/2011/05/31/guia-rapida-para-la-dinamizacion-de-asambleas-populares/

5 Né è nuovo in altri paesi occidentali, dal momento che in molti altri simovimento anti-globalizzazione e sono sviluppati con successo anche ilaltre forme autogestite e assembleari di organizzazione sociale e politica (Della Porta, 2005).

6 Questo criterio è simile al tratto di impatto esterno dichiarato da Kies (2010) come conseguenza cruciale che dovrebbe avere un processo deliberativo di successo.

7 Presentazione di Anna Asbert (tecnico e consulente in partecipazione pubblica) al Workshop: “Come possiamo costruire un’agenda politica in modo partecipativo?” Organizzata da Barcelona En Comú il 18 aprile 2014. Disponibile all’indirizzo: https://barcelonaencomu.cat/es/post/femciutatencomu-como-construimos-una- agenda-politica-de-forma-participada

8 Hanno ottenuto 110.561 voti.

9 Podemos Il profilo del partitosu Facebook ha 955.248 follower, più di dieci volte i follower delle due principali feste “tradizionali”, PP e PSOE, rispettivamente con 88.976 e 82.092 follower. D’altra parte, Pablo Iglesias, leader di Podemos, ha 327.667 follower su Facebook, mentre Mariano Rajoy (PP) ha 129.518 e Pedro Sánchez (PSOE) ha 75.733. Su Twitter, il numero di follower di Podemos (585.000) è più che raddoppiato rispetto alle altre due parti in PP (234.000) e PSOE (237.000). Il profilo del leader di Podemos ha 930.000 follower, Mariano Rajoy 783.000 e Pedro Sánchez 153.000. Anche il caso di Barcelona en Comú è notevole, sebbene non paragonabile in quanto si tratta di un’organizzazione municipale. Barcelona en Comú ha 24.539 follower su Facebook e il suo leader Ada Colau ha 134.554 follower (più dei due leader dei principali partiti spagnoli). Su Twitter, l’organizzazione ha 216.000 follower (simili ai due principali partiti spagnoli) e il suo leader ha 216.000 follower. (Dati aggiornati all’11 maggio 2015).

10 http://www.btv.cat/btvnoticies/2015/05/07/colau-enquesta-cis-eleccions/ o http://www.lavanguardia.com/local/barcelona/20150503/54431004786/encuesta-feedback- elecciones- barcelona.html

11 http://www.abc.es/espana/20150507/abci-barometro-elecciones-201505071118.html

12 https://web-podemos.s3.amazonaws.com/wordpress/wp- content / uploads / 2014/11 / documento_organizativo_alta_03.pdf

13 https://web-podemos.s3.amazonaws.com/wordpress/wp- content /uploads/2014/11/documento_organizativo_alta_03.pdf (pagina 12).

14 https://web-podemos.s3.amazonaws.com/wordpress/wp-content/uploads/2014/05/GU%C3%8DA- PARA-C % C3% 8DRCULOS.pdf

15 Le condizioni per la revoca dei diversi uffici sono stabilite nel documento organizzativo del partito, pagine 19-21 e 43: https://web-podemos.s3.amazonaws.com/wordpress/wp- content /uploads/2014/11/documento_organizativo_alta_03.pdf

16 http://www.reddit.com/r/podemos/

17 https://web-podemos.s3.amazonaws.com/ wordpress / wp-/ 2014/11 content / uploads/ documento_organizativo_alta_03.pdf (pag. 42)

18 http://www.reddit.com/r/podemos/comments/2bdx8u/mensaje_del_equipo_de_moderaci%C3%B3n/

19 Un’analisi della capacità deliberativa del thread con la maggior parte dei commenti nella sezione “Chiedi a Podemos” nel novembre 2014 è stata effettuata da E. Santamarina (2015).

20 Pagine 42-43. https://web-podemos.s3.amazonaws.com/wordpress/wp- content / uploads // documento_organizativo_alta_03.pdf

21 2014/11Ad aprile 2015 c’erano 368.418 persone registrate alla festa e Plaza Podemos aveva 9.619 utenti.

22 Agora Voting è un software di voto open source che consente agli elettori di esprimere un voto in modo sicuro e affidabile su Internet. https://agoravoting.com/

23 https://participa.podemos.info/es/propuestas

24http://www.reddit.com/r/podemos/comments/2uz9mg/propuesta_de_renta_b%C3%A1sica_rbci_del_c%C3%ADr culo_renta /

25 https://www.youtube.com/watch?v = KngECyr5gg0

26 http://en.wikipedia.org/wiki/The_Basic_Income

27 https://docs.google.com/forms/d/1z9fecHbnb0iOZqEZ8P- SnZckZKDUTrtseFm0Atr_udc / viewanalytics? USP = form_confirm

28 http://www.reddit.com/r/podemos/comments/31rg40/iniciativa_ciudadana_para_mejorar_el_sistema_de/

29 Come spiegato in precedenza, per una proposta che dovrà essere votata in referendum vincolante da tutti i membri registrati del partito, deve superare soglie di sostegno elevate.

30 https://guanyembarcelona.cat/wp-content/uploads/2014/06/propuesta_organizativa_cast.pdf

31 Ibidem, pagina 2.

32 https://guanyembarcelona.cat/es/firma/

33 http://confluenciacodietic.cat/wp-content/uploads/2014/10/codi-etic-oct-cast-final1.pdf

34 Non è stato possibile determinare il genere di uno degli utenti poiché ha preso parte a nome di un gruppo di quartiere.

35 La registrazione offline non è attualmente possibile nel caso di Podemos, il che può minare l’ideale dell’inclusività.

36 Ildi Barcelona En Comú corpo principaleè la Plenaria, che si riunisce ogni 15 giorni ed è formata da molti delegati ma non da tutti i membri.

37 Il criterio di sincerità non è stato studiato poiché è molto complesso da misurare (vedere la tabella 1).

38 https://guanyembarcelona.cat/wp-content/uploads/2014/06/propuesta_organizativa_cast.pdf (Pagina 1).

39 http://teknosocial.drupalgardens.com/content/alfabetizaci%C3%B3n-participativa-en-barcelona

40 https://guanyembarcelona.cat/wp-content/uploads/2014/06/propuesta_organizativa_cast.pdf   https: // web-podemos.s3.amazonaws.com/wordpress/wp- content / uploads / 2014/11 / documento_organizativo_alta_03.pdf

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Wessler, H. (2008). Studio comparativo della deliberatività. Comunicazione politica, 25 (1), 1-22.

Benvenuti nell’era dei post-partiti politici

 di Bernardo Gutierrez, Horizontal 09/06/2015 (Traduzione di Marco Giustini)

“Qualunque cosa accada alle elezioni europee verrà dato il via libera alle elezioni comunali. Con esso arriverà la grande prova di fuoco dell’assalto istituzionale dei movimenti”. Così annunciavano Traficantes de Sueños – una influente cooperativa editoriale e libreria di Madrid – nel testo “Assalto al cielo (round 3)” del maggio 2014. L’obiettivo del testo era strategicamente tracciato: “Pensare e progettare una proposta municipalista che affronti le questioni strategiche di come costruire una vera democrazia.” In altre parole, la pianificazione dell’assalto alle istituzioni da parte dell’ecosistema 15M-Indignados che aveva preso le piazze del Paese nel 2011. La sfida: passare dal grido “non ci rappresentano” a “noi ci rappresentiamo.”

Il piano municipalista era in corso ben prima dello tsunami che il nuovo partito Podemos causò alle elezioni europee del 25 maggio 2014, quando prese cinque deputati. Podemos suscitava paura e dubbi in parte dei movimenti sociali, per la loro corsa all’ “assalto” delle istituzioni e per la loro narrazione aggressiva. E così, il giorno dopo le elezioni europee, seguendo il copione di una tabella di marcia precedente, è uscito il libro “La scommessa municipalista“, firmato dall’Observatorio Metropolitano de Madrid.

Il libro, che aveva come sottotitolo “politica comincia da vicino”, iniziava con una introduzione storica: dall’agorà greca al cantonalismo spagnolo del XIX secolo, passando dai liberi comuni e municipi della seconda repubblica spagnola, dai Provos olandesi i Verdi tedeschi, alle Giunte del Buon Governo zapatiste. Il libro, pubblicato sotto licenza copyleft, è stato più di un libro. Era un dispositivo appropriabile: l’Observatorio Metropolitano de Madrid consigliava che ogni città adattasse il capitolo 4 (dedicato a Madrid) con un capitolo locale. “Le elezioni generali sembravano inaccessibili. Le elezioni municipali erano più pensabili: potevano essere affrontate senza apparati centralizzati di partito”, dice Emmanuel Rodríguez, uno dei leader della scommessa municipalista.

Il libro si conclude con il capitolo “Per un municipalismo democratico”: la “democrazia perde gran parte della sua sostanza se non si si istituiscono ambiti di decisione diretta in cui la gente comune può rendere efficace almeno parzialmente l’esercizio dell’autogoverno”. La sfida era stata lanciata. In La scommessa municipalista convergevano in qualche modo le aspirazioni di Enred, una scommessa per l’organizzazione aperta creata a Madrid all’inizio del 2013 dai movimenti legati al 15M, per liberare la cultura ed i beni comuni. La scommessa municipalista era anche un antidoto collettivo all’uragano Podemos. Se Enred (enred.cc) è stato consenso, assemblea e piazza occupata, Podemos era l’assalto istituzionale ed il tentativo di egemonia politica. Il tentativo di unire i vari flussi politici e sociali è stato soprannominato “confluenza”. Confluenza: qualcosa di molto diverso da una coalizione di partiti politici,  qualcosa di più di un fronte cittadino, qualcosa di più di una candidatura di unità popolare, qualcosa di nuovo che non esisteva un anno fa.

Nessuno immaginava che una confluenza chiamata Ahora Madrid alla fine sfrattasse il conservatore Partito Popolare (PP) del Comune di Madrid. Come è potuto avvenire? Come sono state tessute le confluenze che hanno preso il potere nelle elezioni del #24M in alcune delle città più importanti della Spagna?


2. Terremoto elettorale

Risultati complessivi. Un titolo di Le Monde serve da perfetta metafora del processo elettorale del #24M spagnolo: “terremoto politico in Spagna”. Terremoto. Tuttavia, è impossibile effettuare una lettura lineare. Impossibile semplificare. Difficile trovare vincitori e vinti a prima vista. La prima contraddizione: il Partito Popolare (PP), che rimane il più grande partito, è il grande perdente. Il PP ha perso la maggioranza in più di cinquecento città, in quasi tutte le grandi città. Perde le città di Madrid e Valencia. E molti capoluoghi di provincia. Perde, a sua volta, la maggioranza in quasi tutte le regioni, che saranno governati da alleanze cittadine e/o di sinistra. Particolarmente simbolica è la perdita di Valencia. Il bipartitismo subisce un duro colpo: la somma del Partido Popular e del Partido Socialista Obrero Español (PSOE) è appena il 52% dei voti. Ma sopravvive grazie all’ambiente rurale ed al voto degli anziani.

Il PSOE non muore: perde voti, ma recupera regioni come Asturie ed Estremadura. Con accordi governerà in molte altre regioni e città. Podemos si consolida come la terza forza politica (-chiave), anche se rimane leggermente al di sotto delle aspettative: un 14% dei voti nelle elezioni autonomiche (regionali). Ciudadanos, esaltato dai media come alternativa di centro alla “bolivariana” Podemos, non scoppia: rimane al di sotto del 10% dei voti.

Dove è il grande terremoto politico di cui parla Le Monde? Nell’esito delle elezioni comunali. Non tanto chi perde, ma chi vince. Il terremoto politico porta il marchio “confluenza”, questo post-partito che governerà (se verranno confermati gli appoggi degli altri partiti di sinistra nella votazione di investitura del 13 giugno), le principali città della Spagna.

Le letture del terremoto elettorale sono confuse, contraddittorie. I media conservatori spagnoli ignorano il fenomeno della convergenza e dicono che Podemos “non ha vinto nulla”. I media internazionali affermano che Podemos governerà città come Madrid o Barcellona. Attribuiscono a Pablo Iglesias, leader indiscusso della formazione, il successo “delle sinistre” alle elezioni comunali. E ancora definiscono le confluenze comunali come “fronti di sinistra”. Owen Jones, in un articolo di The Guardian, consiglia alla sinistra britannica di imparare lo spagnolo: “E’ tutta una questione di atteggiamento e strategia, altrimenti stiamo semplicemente scegliendo un ghetto autoimposto da cui gridiamo impotenti”.

E’ tutto più complesso. Meno lineare. Meno dicotomico. Non serve la logica binaria. L’asse destra-sinistra non è morto ma è scivoloso. Esso non spiega tutto. Le Confluenze, soprattutto a Madrid, non sono esattamente “la sinistra unita”. C’è una maggiore complessità, per favore, scriveva Anton Losada: “Dopo la più vuota, frivola, semplice campagna elettorale che si può ricordare, il popolo il 24M ha risposto con un voto fondato su complessità, sottigliezza e sfumatura. Di fronte a proposte for dummies in cui scegliere tra me o contro di me, gli elettori hanno optato per insegnare a tutti i candidati e a tutte le forze politiche che la politica si deve praticare in modo uguale a ciò che si vede nella realtà: variegata, multiforme e talvolta contraddittoria”. Gli spagnoli non hanno massicciamente votato per il PP e il PSOE. Piuttosto l’esatto contrario. Vero: il voto è girato verso sinistra. Ha puntato in generale verso il cambiamento. Ma la cosa più importante: il # 24M ha interrotto la logica binaria-antagonista del sistema politico.

E la novità del terremoto democratico consiste nella complessità e nella pluralità di confluenze. Confluenze, alcune fondate su patti con le forze di sinistra, che porteranno a governare – in assenza di sorprese – città come Madrid, Barcelona, ​​Valencia, La Coruña, Oviedo, Santiago de Compostela, Saragoza, Terrasa e Cadiz, tra i capoluoghi di provincia. Inoltre, le confluenze hanno riformulato il governo della fascia operaia di città come Madrid o Barcellona.

Pablo Iglesias, in un altro colpo narrativo del suo particolare Game of Thrones, ha ricordato pochi giorni dopo le elezioni che le confluenze sono state una grande scommessa di Podemos. E che Podemos non è un partito ma “uno strumento del cambiamento”. Che ruolo ha Podemos nel terremoto politico comunale in Spagna? Come si relazionano con Podemos le confluenze cittadine come Ahora Madrid e Barcelona en comù?  Che dialogo c’è tra i cittadini, i movimenti sociali, il 15M-Indignados, le confluenze e Podemos?


3.  Un tentativo di cronologia

Nel maggio 2014 nessuno immaginava che la narrazione, l’impulso organizzativo ed emotivo di Podemos potesse mettere a testa in giù la politica spagnola in così pochi mesi. E nemmeno che il municipalismo si consolidasse in tutto il territorio spagnolo in modo così repentino. Molto meno che entrambi i processi si comprendessero l’un con l’altro, fondendosi.

In pochi hanno capito il twitter di Traficantes de Sueños che il 3 Giugno 2014 ricordava agli ipermediatici leaders di Podemos,  che già esisteva un piano municipalista.

Il 15 Giugno, 2014, poche settimane dopo la pubblicazione di La scommessa municipalista, viene pubblicato il manifesto “Guanyem Barcelona: “Noi non vogliamo una coalizione o una semplice zuppa di lettere. Vogliamo evitare la vecchia logica di partito e costruire nuovi spazi che vanno oltre la somma aritmetica delle parti che li compongono”. Il 26 giugno viene presentata ufficialmente l’iniziativa Guanyem Barcellona guidata da Ada Colau, la mediatica portavoce della Plataforma de Afectados por la Hipoteca (PAH). Il suo scopo è di “vincere il sindaco di Barcellona”,  creando una confluenza di maggioranze. Cosi guanyem in catalano, ganemos in spagnolo (NdT vincere, in italiano) si sovrappone al grido che da potere, podemos.

Dopo Guanyem, la piattaforma Enred – in cui le organizzazioni quali Traficantes de Sueños, Observatorio Municipal de Madrid, Juventud Sin Futuro (vitale nel 15M) ed il Patio Maravillas (un centro sociale occupato) avevano cucinato il piano municipalista dall’inizio del 2013 – rapidamente si trasformava in Municipalia. Ed il suo incontro aperto del 28 giugno presso il Medialab Prado di Madrid apre la porta per il cambio di nome: Ganemos. Cosi le iniziative Ganemos cominciano a spuntare in ogni quartiere, in decine di città in Spagna. “Negli ultimi mesi sono stati cotti a fuoco lento accordi, primarie e programmi per costruire candidature cittadine democratiche che approfondissero nuove forme di organizzazione e di creazione politica rispondenti al tessuto sociale e politico di ogni località”, scrive Pablo Carmona pochi giorni dopo, una delle menti de Il Piano municipalista e futuro consigliere di Ahora Madrid.

Accordi a fuoco lento, assemblee, entusiasmo, cedimenti, tensioni. C’era fretta, molta fretta. Alcuni partecipanti delle assemblee dei quartieri del 15M avevano aperto già nel 2014 circoli territoriali e tematici di Podemos, la struttura decentralizzata più elogiata di questo partito. Molti altri furono incoraggiati dall’onda territorialista di Ganemos ed aprirono nodi. Tutti stavano tessendo la rete umana e decentralizzata che poi sarebbe diventata Ahora Madrid. “Le piazze hanno mostrato l’elevato livello di preparazione che abbiamo nel gestire situazioni complesse, con grande intelligenza, ma anche con tenerezza, ascolto e vicinanza”, afferma Alberto Nanclares, collaboratore di Ganemos e del Movimiento de Liberación Gráfica de Madrid, gruppo chiave per il tratto finale della campagna di Ahora Madrid. Le pratiche di cittadinanza attivate ​​nel 2011 dagli Indignados sono state un costante faro ispiratore. “Le forme di cooperazione dei movimenti di rete non passano più da grandi dogmi ideologici unitari ma collegando tra loro le pratiche di riconquista di diritti e di ciò che è comune” scriveva Arnau Monty nel 2013 nel suo articolo “Le mutazioni del movimento Rete 15M“.  “Se ci organizziamo a partire da obiettivi e pratiche concrete, possiamo raggiungere obiettivi che sembrano impossibili,” afferma il manifesto iniziale di Guanyem Barcelona.

L’immaginario e il metodo di Ganemos Madrid erano particolarmente costruttivi. Il testo “Prendere la città, obbedendo (disobbedendo)”, pubblicato da Ganemos Madrid il 27 giugno 2014, è stata una tabella di marcia di comune ispirazione. Ovvero il comandare obbedendo zapatista, remixato con la massiccia disobbedienza attivata fin dall’inizio del 15M. Il “toma la calle”  (NdT: prenditi la strada, in italiano), lo slogan 15M del 2011 si trasforma in “prenditi le istituzioni della tua città”. Il compito quasi invisibile di assemblee e reti di affetti diventa di rivendicare una politica liquida, laterale, flessibile. Una vera politica. Un ingrediente spaziale, territoriale ed iperlocale portava a termine l’assemblamento di un processo down-up, dal fuori al dentro.

I cinque principi della confluenza di Ganemos funzionarono metaforicamente come le quattro libertà del software libero: un breve quadro etico da cui partire per costruire processi, condividendo codice e pratiche. Vale la pena leggerli con calma: 1) Principio di confluenza: non pretendere di generare una nuova struttura, ma promuovere il coordinamento di quelle esistenti ed il lavorare insieme. 2) Principio di promozione: promuovere lo sviluppo di strumenti e opportunità di cooperazione nel territorio, in luoghi dove non esistono. 3) Principio di sostenibilità: pensare meccanismi di partecipazione in modo che siano sostenibili non solo per gli attivisti, ma per la cittadinanza in generale. 4) Principio di inclusione: le iniziative siano lanciate per cercare la partecipazione della cittadinanza in generale e non solo la composizione interna del movimento. 5) Principio di co-organizzazione: non intendere la cittadinanza come uno spazio di consultazione e di validazione, ma incoraggiare chiunque voglia organizzare, partecipare e prendere decisioni che siano vincolanti.

L’onda Ganemos, durante l’estate del 2014, è cresciuta rapidamente. Si è moltiplicata. E’ cambiata. La logica del software libero, i repository di codice informatico condiviso e la cooperazione di rete ne hanno facilitato l’espansione. Guanyem Barcellona ha pubblicato la Guida utile per creare un gruppo Guanyem/Ganemos . L’intelligenza collettiva e le esigenze locali di ogni città sono stati riconfigurate ad ogni incrocio. Ahora Madrid, ad esempio, ha usato il codice sorgente della piattaforma digitale di Saragoza en comun per elaborare in forma collaborativa il proprio programma. “L’implementazione di meccanismi per la partecipazione dei cittadini è una espropriazione del potere ai rappresentanti, è un atto di de-rappresentanza”, ha affermato pochi giorni prima delle elezioni Pablo Soto, responsabile della commissione della partecipazione digitale e futuro consigliere di Ahora Madrid.

Come si sono evolute le confluenze? L’efficacia di questa avventura, come indicava all’inizio di novembre 2014, la giornalista Olga Rodríguez, partecipante di Ganemos Madrid, dipende dal trovare “spazi in cui possano collocarsi coloro che hanno subito tagli (Ndt: di diritti), per ripristinare la democrazia e valori semplici come la solidarietà”. Nel frattempo, Podemos – attaccato all’infinito dai grandi media e vittima di costanti manipolazioni a suo danno – metteva in atto l’operazione segreta “one girl”: per la confluenza di Madrid ottenere una candidatura di sesso femminile, indipendente e con esperienza.  Jesus Montero, Segretario Generale di Podemos di Madrid, dopo vari rifiuti, convinse l’ex-giudice Manuela Carmena a diventare il candidato sindaco per Ahora Madrid. Già a campagna elettorale iniziata, Manuela Carmena ha poi ripetuto più volte che “non aveva niente a che fare con Podemos.” E senza questa distanza sarebbe stato impossibile il trionfo di Ahora Madrid.

Nessuno sospettava che la mutazione delle sigle municipaliste  sarebbe stata così vertiginosa. In molti casi, la colpa era l’opportunismo dei vecchi partiti politici, che registrarono legalmente il marchio Ganemos in tutta la Spagna, con l’approvazione del Ministero dell’Interno. Guanyem Barcellona divenne così Barcelona en Comú. In Galizia vennero usati i nomi Marea Atlantica e Compostela Aberta. Somos Oviedo nelle Asturie. A Cadiz Por Cádiz Sí Se Puede. Il nome della confluenza era il meno. Lo spirito permeava centinaia di candidati con parole come “vincere”, “adesso”, “cambiamento”, “vinciamo”, “noi” o “comune”. Il formato giuridico utilizzato, come spiega il giornalista Aitor Rivero, dipendeva ogni città: il “gruppo di elettori” e “partito strumentale” sono stati i più utilizzati.

Il 6 marzo è stato lanciato ufficialmente Ahora Madrid come partito strumentale formato per questa confluenza da movimenti cittadini, associazioni e partiti (Podemos, Equo e dissidenti di Izquierda Unida, tra gli altri). Un vero e proprio post-partito. Non c’era nulla di preventivato salvo le primarie, condizione non negoziabile di Ganemos Madrid. Il 24 marzo si è svolta la conferenza stampa della lista vincente delle primarie, con capolista Manuela Carmena. L’ex giudice Manuela Carmena era una perfetta sconosciuta. E mancavano 60 giorni alle elezioni. Pochi pensavano che Ahora Madrid avrebbe potuto conquistare la città di Madrid.


4. Manuela, la musa

A meno di due settimane prima delle elezioni del #24M arrivò l’onda cittadina. Il Movimiento de Liberación Gráfica a Barcellona e Madrid ha messo i primi granelli di sabbia negli ingranaggi. Poi la piattaforma #MadridConManuela diede fuoco alle polveri della campagna con una narrativa aggregante, emozionante e contagiosa. Smantellò la paura. Manuela Carmena venne trasformata in una musa pop. E ruppe la serratura della prigione in cui i media mainstream avevano messo Ahora Madrid. Manuela, la musa illustrata, tuonava El País. E quando i media hanno voluto rimanere nel refrain del personalismo pop del candidato, è emerso l’hashtag #SomosManuela, che è stato trend topic per tutto martedì 19 marzo. Manuela Carmena è cosi diventata una maschera per la moltitudine, una candidata appropriabile. #SomosManuela straripò del tutto, decentralizzando la campagna. Divenne entusiasmo contagioso. Un entusiasmo che ha conquistato Madrid. E tutta la Spagna. Tutti erano Manuela.

La campagna ufficiale di Ahora Madrid ora non aveva più un solo ritmo. Era diventata parte di una narrazione polifonica ed una raccolta di narrative, strategie e azioni. L’incontro poetico tenutosi il 19 maggio a Plaza Tirso de Molina a Madrid, è un’altra metafora dello straripamento “Non riflettono i responsabili della comunicazione di Ahora Madrid, o i commentatori e gli esperti, che a Plaza de Tirso Molina c’è una folla che ascolta poesie, senza discorsi elettorali, ma con contenuti molto politici?”, affermava Ruben Caravaca, legato all’assemblea Austria del 15M, poi a Ganemos Cultura ed ora ad Ahora Madrid Cultura.

Felipe Gil e Francisco Jurado, in Straripare per vincere, delinearono questa nuova realtà che andava oltre gli spin doctor politici, i consulenti ed i gabinetti dei partiti. Nel loro testo parlano di narrazioni inclusive e non predeterminate. Di prototipi aperti ed identità mutanti. Ed evidenziano un punto chiave per tutte le confluenze presenti e future: “Farsi invadere e fondarsi su una costruzione collettiva e incontrollata”.  Mayo Fuster, ricercatrice di cultura collaborativa, sottolinea anche questo punto: “Un concetto chiave è l’overflow (strabordamento), che si riferisce alla capacità di perdere il controllo sul processo e operare con libertà nel processo di mobilitazione”.

La campagna cittadina a favore di Manuela Carmena si è basata su un sistema a rete di persone. Un ecosistema umano che si collega con la definizione storica di “autopoiesi” fatta dai biologi cileni Humberto Maturana e Francisco Varela nel 1972: il meccanismo che favorisce che un sistema vivente si replichi in modo auto-organizzato. Dall’autopoiesi delle cellule all’autopoiesi di una cittadinanza indignada ed auto-organizzata dal 2011. Dall’autopoiesi dei nodi di Ahora Madrid alla mitopoiesi, il processo di creazione collettiva dei miti: la cittadinanza ha trasformato Manuela Carmena in un corpo del desiderio comune. “La campagna pro Manuela è una storia che non avrebbe accettato un altro emittente che i cittadini stessi, non avrebbe potuto essere gestita da una struttura tradizionale”, dice Nacho Padilla, uno dei fondatori della piattaforma Madrid con Manuela.


5.  Cosa succederà ora?

Un terremoto politico. Per i partiti. Per il vecchio marketing. Per la sinistra tradizionale. Un terremoto sistemico. Anche per i movimenti sociali. “I movimenti sociali devono avere la propria vita, la propria autonomia, devono essere una massa critica. Dobbiamo porre fine alla figura dell’associazione amica”, nelle parole di Rafael Pena di Compostela Aberta.

E come si comporta Podemos in questo nuovo quadro politico sociale? Sarà possibile una confluenza di diverse forze politiche e sociali per le elezioni generali di novembre 2015? Il successo dei laboratori di confluenza – dei quali Podemos è un motore fondamentale – fa sognare a molti una confluenza nazionale e cittadina per le elezioni generali. «Sì si può, però non solo con Podemos”,  scrive Isaac Rosa.  Alberto Garzón, che faceva sua la proposta come candidato alla presidenza di Izquierda Unida, ora difende il piano pubblicamente: “Non partecipiamo solo alle prossime elezioni, ma per le prossime generazioni.” Meglio Ganemos che Podemos è un nuovo mantra collettivo. “Ciò che è stato giocato a Madrid e Barcellona alle elezioni comunali/regionali è in connessione e correlazione con i cambiamenti che sono in corso”, dice David Arenal, coinvolto nella 15M, in Ganemos ed Ahora Madrid.

Raúl Sánchez Cedillo, della Fundación de los Comunes, guarda ad Ahora Madrid come un modello da seguire: “C’è solo un caso che illustra che questo tipo di municipalismo aggiunge qualcosa di più a quello che ha proposto Podemos, è Ahora Madrid. Un’esperienza che senza il lavoro e la determinazione di Municipalia prima e di Ganemos Madrid poi, è inconcepibile. “Barcelona en Comú ha ottenuto il 25% dei voti nella capitale catalana, però con Izquierda Unida (ICV) all’interno della coalizione. Il 32% dei voti ottenuti da Ahora Madrid, senza il supporto ufficiale di Izquierda Unida e con meno tempo, apre orizzonti di speranza.

Se il 15M-Indignados ha inaugurato una nuova grammatica sociale, il risultato delle elezioni municipali spagnole ha creato un nuovo ecosistema politico. Un ecosistema in cui convivono diverse forme di vita, interdipendenti, alcune più liquide ed altre più definite. Non si può parlare di Podemos senza le confluenze. Non si può spiegare Ahora Madrid senza Podemos. In una ipotetica confluenza nazionale, il motore del cambiamento potrebbe essere Podemos. La forma e la narrazione sarebbero le confluenze. I nodi cittadini ed i movimenti sociali sarebbero le cellule autopoietiche per mantenere il nuovo ecosistema vivo.

Nel frattempo, Manuela Carmena ha confermato in ogni gesto che un altro modo di fare politica è possibile. Viaggia con la metropolitana. Viaggia in bicicletta. Non attacca i nemici. Ascolta. Uno dei suoi tweet il giorno delle elezioni riassume, senza teorizzare, l’anima aggregatrice delle nuove confluenze: (testo mancante).

Fonte: http://horizontal.mx/bienvenidos-la-era-de-los-post-partidos-politicos/